1 Ottobre 2008

Ritorno al futuro per Balenciaga

Nicolas Ghesquière immagina un Olimpo spaziale abitato da amazzoni avvolte in abiti-bozzolo, calze-stivale con tacco a cono e tubini a mosaico. Con citazioni space-medieval di giacche armatura dai tagli anatomici. E accenti di edonismo nei rigidi plissé d'argento. Stefano Roncato (Parigi)

La musica elettronica parte con una sorta di rombo da astronave. Segna l'inizio di un incontro ravvicinato di un nuovo tipo, quello con la specie siderale firmata Balenciaga. Che si muove seguita da un'onda di luce colorata proveniente dal pavé di faretti disposti sopra la passerella, accesi in modo armonico al passare delle modelle. Illuminano i primi abiti-bozzolo disegnati da Nicolas Ghesquière dai volumi importanti, couture, scolpiti sul centro del busto, avvinti intorno alle braccia. Per segnare una femminilità da space age ribadita dallo styling. La pelle si nasconde sotto calze-collant-stivali, con intrusioni di lurex, con zeppa architettonica, con tacco a cono. I guanti diventano parte integrante delle maglie leggere come second skin, a completare anche tubini di paillette a parete. La palette fredda si illumina di flash argentei da via lattea, l'insieme ricorda il modo in cui negli anni 60 e 70 si pensava al futuro. Per giacchini aperti basati su plissé precisi e specchiati o per gli abiti del finale, tutti rigorosamente corti, costruiti come un mosaico di pelle metallizzata. Magari alternata ad algide frangette di cristalli. Le giacche ricordano costruzioni armatura in stile medievale, modernizzate, portate avanti nel tempo, come in un frammento di Dune di David Lynch. Per bolerini intagliati a sottolineare il corpo da portare con pantaloni con imbottiture anatomiche. O con spicchi bianchi aperti a torchon su una base nera. In passerella torna l'uomo Balenciaga, diviso tra bluson cardiniani da abitante della Luna o stretto in completi con giacca portata chiusa fino al collo, con applicati bottoni geometrici ton sur ton. Con un collo-guru, dove spunta un rettangolo argenteo, un totem sacro. Forse è per un nuovo Olimpo pagano à la Matrix.

Giudizio. Dopo le donne robot di qualche stagione fa e le lady dai completi spalmati di questo inverno, Ghesquière torna ancora al futuro, a quelle citazioni spaziali, a quel lido che sembra essere protettivo e molto congeniale al designer. La collezione lascia il segno, è forte, spinge un po' troppo con gli abiti argentei del finale. Ma ribadisce il sigillo dello stilista, ossia il lavoro sulla silhouette. Grazie agli abiti-bozzolo architettonici e alla rilettura di un completo femminile che proietta davvero verso il domani. (riproduzione riservata)