22 Febbraio 2012

Calzature made in Italy, dopo 12 anni aumentano i dipendenti

L'Anci presenta alla Camera dei deputati lo Shoe report per fare il punto del settore. Che gode di buona salute (+4,4% i ricavi e +14% l'export nei primi nove mesi) ma si ritrova in una pericolosa crisi di liquidità. Matteo Minà (Roma)

Calzature made in Italy, dopo 12 anni aumentano i dipendenti
Cleto Sagripanti

Con il convegno «Il settore calzaturiero si racconta al mondo della politica», l'Anci-Associazione nazionale calzaturifici italiani ha presentato ieri all'interno della Camera dei deputati lo Shoe report 2012. Lo studio annuale, giunto alla quarta edizione, è il rapporto che osserva e sviluppa riflessioni sul settore che, malgrado la crisi, nel 2011 ha registrato un saldo commerciale attivo, supportato sostanzialmente da un aumento delle esportazioni (+6,2% in volume e +14% in valore la variazione tendenziale nei primi nove mesi 2011, a fronte di una crescita delle vendite che nello stesso periodo è stata del 2,5% in volume e del 4,4% in valore). All'incontro-dibattito, moderato da Irene Pivetti, hanno preso parte, oltre al presidente dell'associazione Cleto Sagripanti, circa 30 parlamentari e Nadio Delai di Ermeneia, società di ricerca che ha curato il rapporto edito da FrancoAngeli. L'appuntamento è stato anche l'occasione per far luce sull'andamento del settore che sta attraversando una profonda mutazione genetica, dove molte delle aziende da terziste sub fornitrici hanno iniziato a proporre propri brand. «Manca ancora un volano sistemico di crescita, un'alleanza aziende-istituzioni-sistema finanziario che apra un nuovo ciclo di sviluppo», ha raccontato a MFF Sagripanti, «con questo convegno sensibilizziamo il mondo politico creando un'agenda di punti chiave per lo sviluppo del sistema, in testa il problema del credito in Italia che potrebbe essere risolto per esempio tramite una forma di factoring, vista non come assicurazione, ma come mezzo per favorirne la concessione». Del resto: «Le 800 imprese di Anci godono quasi tutte di ottima salute, ma si trovano a dover fare i conti con la carenza di liquidità, che porta gli imprenditori a sentirsi banche improprie, creditrici dei clienti morosi». Nel 2011 le performance sull'export sono state positive e dopo 12 anni di flessione è incrementata dell'1% l'occupazione all'interno delle aziende italiane di calzature. La situazione non è però delle più rosee, sia per la difficoltà economica diffusa nel mercato interno, sia per problematiche relative ai dazi per le esportazioni. «In Brasile sono del 35%», ha spiegato Sagripanti, «e il sistema Italia si trova da solo in Europa a combattere richiedendone l'abbassamento». Altro elemento, quello del sostentamento all'innovazione, leva che le imprese italiane attuano più volte l'anno con la proposta di nuove collezioni e che Anci ha chiesto di poter defiscalizzare per permettere agli imprenditori di avere agevolazioni sullo sviluppo. «Il settore calzaturiero italiano è il primo per esportazioni in Europa e il secondo nel mondo dopo la Cina, rappresenta l'8% del comparto moda Italia, ma genera il 22% del fatturato export del settore e il 33% del saldo attivo della bilancia commerciale», ha rivelato Dalai, sottolineando un'ulteriore dinamica importante evidenziata dal report: «La crisi è stata metabolizzata in maniera reattiva dagli imprenditori, tanto che nell'analisi nove intervistati su dieci si proiettano in avanti. Per questo un terzo delle imprese è visibilmente fuori dalla congiuntura, un altro è sulla via di uscita dalla crisi, l'ultima parte si trova ancora ad affrontare seri problemi». (riproduzione riservata)