22 Febbraio 2012

E contro la delocalizzazione delle calzature spicca l'esempio di Ballin e delle Lean shoes

Anche nel mondo degli accessori produrre in Italia si conferma un valore aggiunto inestimabile. Ma i costi elevati, in alcuni casi, hanno indotto le imprese a delocalizzare. Una strada che può essere evitata avvalendosi di nuove metodiche industriali, come spiegato da GC&P, società di consulenza internazionale per le pmi, specializzata nella metodologia Lean. Una filosofia di eccellenza produttiva che affonda le sue origini nell'industria meccanica e automotive giapponese e che di recente ha trovato applicazione nel mondo fashion, nello specifico nell'ambito del calzaturificio Ballin di Fiesso d'Artico (Venezia). «Il nostro obiettivo era quello di trasferire queste logiche industriali in un processo meno facilmente standardizzabile come quello che caratterizza il mondo della moda», ha spiegato a MFF Nicola Gianesin, amministratore delegato di GC&P, «concretamente l'approccio Lean è una metodologia operativa in grado di fornire una serie di strumenti pratici per individuare gli sprechi e ottimizzare la produzione. Lo scopo di questo progetto, che ha ottenuto un finanziamento regionale di 50 mila euro a fondo perduto assegnato tramite il bando per l'innovazione della regione Veneto, è dimostrare come sia ancora possibile mantenere la produzione in Italia, coniugando l'eccellenza innovativa al saper fare artigianale». In 18 mesi di sperimentazione Ballin, il fatturato complessivo è passato, tra il 2010 e il 2011, da 33,7 milioni di euro a 41,3 milioni (+23%), il numero di dipendenti è cresciuto del 14% e la produttività della nuova linea del 34% con un calo del 98% degli scarti. Tanto che dopo la sperimentazione iniziale, alla fine del 2011, il calzaturificio veneziano ha inaugurato un nuovo sito produttivo con due linee impostate sul nuovo modello produttivo. (riproduzione riservata)Chiara Bottoni