22 Febbraio 2012

Milano, l'ottimismo anima le passerelle

La fashion week lombarda si apre nel segno della positività, complice una certezza: la crisi italiana fa paura ma sarà il mercato globale a sostenere la moda made in Italy.

di Fabio Gibellino e Camilla Gusti

Milano, l'ottimismo anima le passerelle
Nella foto, il finale della sfilata Versace p/e 2012

Era da tempo che le sfilate di Milano moda donna non iniziavano sotto il segno dell'ottimismo. Certo è velato, sussurrato, ma è pur sempre un sentimento diverso da quello a cui eravamo abituati. Questo perché, ironia della sorte, se la globalizzazione ha reso globale la crisi, lo stesso mercato globale sostiene, e sosterrà, i bilanci delle case di moda made in Italy. Il primo a manifestare un po' di fiducia per il 2012 è Gian Giacomo Ferraris, ceo di Versace: «L'attuale situazione economica e le forti turbolenze sull'euro rendono difficile qualsiasi previsione. Ma salvo un acutizzarsi della recessione, prevediamo un tasso di crescita costante del fatturato». E non è l'unico, perché Gianguido Tarabini, amministratore unico di Blufin a cui fanno capo Blumarine e Blugirl, si ritiene «un ottimista moderato e, anche se il 2012 non è iniziato nel migliore dei modi, mi pare di cogliere alcuni aspetti positivi che se diventeranno strutturali potranno essere una solida base di ripresa». Anche Carlo Capasa, amministratore delegato di Costume national, è fiducioso. «Gli indicatori parlano di una recessione del 5%, ma credo che la ripresa degli Usa possa portarci in pareggio». Tra i più determinati ci sono Bruno Laguardia, ceo di Agnona («Le aspettative sono di crescita, ma inferiore a quella del 2011. Per noi invece sarà comunque ancora un anno in double digit») e Manuela Mariotti, direttore creativo di Dondup («Chiuderemo il 2011 a +15% e speriamo di tenere lo stesso range nel 2012»). Insomma, questo è un anno che per Franco Natalucci, ceo di Ballantyne: «È iniziato evidenziando un forte incremento dell'export». Chi invece tende a una logica prudenza è Gianluca Brozzetti, ceo di Roberto Cavalli: «Credo che ci aspettino tempi difficili, specie sui mercati più toccati dalla crisi economica e mi riferisco in particolare all'Europa». E lo stesso discorso vale per Maurizio Pizzuti, presidente del gruppo Zeis Exclesa, a cui appartiene Dirk Bikkembergs: «Il 2012 sarà un anno complicato, soprattutto per il mercato domestico, comunque per il 2012 contiamo di aumentare il nostro volume d'affari di qualche punto rispetto al 2011». I mercati su cui scommettere, in linea di massima, sono i soliti. «Riteniamo che l'Asia in generale continuerà ad essere il mercato fondamentale per tutto il 2012», ha poi detto Ferraris. Cosa confermata anche da Brozzetti: «Sicuramente Est Europa, Asia, Cina e Stati Uniti. In prospettiva potrebbe essere interessante lo sviluppo di Paesi come l'India e il Sud America, anche se a oggi sono ancora mercati di dimensioni contenute e la crescita è limitata dalle forti tasse all'importazione». Il più pragmatico forse è Vittorio Missoni, numero uno del gruppo di Sumirago (Varese), quando dice che: «Bisogna andare a cercare i clienti dove ci sono, per esempio noi adesso lo stiamo facendo Saint-Tropez dove in estate apriremo un negozio. Semmai le buone notizie arriveranno invece dal Giappone, che si sta riprendendo velocemente, e dagli Usa che stanno dando buoni segnali». Un po' più complesso è il mercato italiano dove, sottolinea Laguardia: «Nelle grandi città e per i marchi del lusso la percentuale dei clienti stranieri supera ormai abbondantemente il 50%». Anche in questo caso Brozzetti continua a essere prudente, consapevole che: «Il mercato interno risente della situazione economica. La sofferenza è però minore nelle grandi città a vocazione turistica». Con Tarabini che dichiara: «Il mercato italiano è sempre molto importante, tuttavia dove non è presente l'afflusso di turisti facoltosi, la crisi e i necessari sacrifici richiesti ai cittadini per risanare l'economia del Paese non possono evitare ripercussioni negative sull'andamento del mercato». Debolezza a cui si aggiunge, come ha spiegato Capasa: «Anche la crisi del sistema distributivo, dove esiste una moltitudine di boutique che fanno fatica perché non hanno le capacità di volume dei grandi mall. È tutto il sistema che mostra le corde, e infatti i gruppi che vanno bene sono quelli che hanno molti negozi diretti». Ora non resta che aspettare il primo responso, quello che arriverà direttamente dalle passerelle di Milano. (riproduzione riservata)