22 Febbraio 2012

Per la produzione è il momento d'oro del made in italy

La crisi internazionale ha fatto emergere la superiorità italiana sul fronte manufacturing, come testimoniano i casi di Caruso e Lardini

Per la produzione è il momento d'oro del made in italy

IFashion economic trends della Cnmi-Camera nazionale della moda italiana prevedono un calo di oltre il 5% del giro d'affari complessivo dell'industria della moda italiana ma la Raffaele Caruso di Soragna (Parma) e la Lardini di Filottrano (Ancona), piccoli gioielli della produzione made in Italy, pensano di chiudere il 2012 in crescita, presumibilmente anche a doppia cifra percentuale, così come è stato nel 2011. Perché è davvero un momento d'oro per il vero made in Italy. «Il consumatore mondiale è uscito dalla crisi del 2009 con le idee più chiare e con alcune certezze rafforzate», ha spiegato Umberto Angeloni, azionista e ceo della Raffaelle Caruso, società quotata all'Aim di Milano, che annuncerà in marzo i dati del 2011, chiuso comunque con una forte espansione dei ricavi rispetto ai 46 milioni del 2010. «Per esempio, è definitivo che negli orologi l'eccellenza è svizzera: allo stesso modo, nel sartoriale è made in Italy». L'azienda di Soragna negli ultimi due anni, oltre a lanciare il proprio home brand Caruso, ha fatto incetta di commesse per grandi griffe, soprattutto fra le protagoniste delle passerelle di Parigi e di New York, estendendo la produzione anche alla donna. Ma il riconoscimento più esplicito alla superiorità della produzione di moda made in Italy, e al ruolo di alfiere del made in Italy della Caruso, è arrivato dalla Cina: come rivelato da MFF (vedere il numero del 22 novembre 2011), China garments, azienda quotata a Shenzen e partecipata dallo Stato, ha affidato all'azienda di Soragna la realizzazione di un brand cinese haute de gamme che dovrà essere 100% made in Italy, e il cui nome è stato rivelato da Angeloni negli Usa la scorsa settimana: SheJi, in italiano Sorgere. Discorso parallelo per Lardini che è passato da 37 milioni di euro di ricavi del 2009 ai 53 milioni del 2011 (+43% in due anni), da un lato premendo l'acceleratore sul proprio home brand, dall'altro producendo per alcune fra le principali griffe e gruppi del lusso italiani, ma anche anglosassoni. «Noi abbiamo sempre realizzato ogni fase della nostra produzione in Italia offrendo una elevatissima specializzazione, sin dal 1978 quando è nata l'azienda, e questa scelta ha pagato», ha poi detto Andrea Lardini. «Resta il cruccio delle molte aziende italiane che avevano questo know how e che negli anni scorsi sono state costrette a chiudere. (riproduzione riservata) Alessandro Wagner