11 Maggio 2012

Il Giappone batte la crisi col premium

Produzioni specializzate e denim hi-level: sono queste le carte giocate dall'ex Celeste impero

di Rosario Morabito (Londra)

Il Giappone batte la crisi col premium

Nel 2010 il valore totale del settore abbigliamento in Giappone era di circa 68 miliardi di euro. Dopo la tragedia dello tsunami, nel 2011, il trend di lenta ripresa che si era consolidato a partire dal 2004 è stato bruscamente interrotto, catapultando il paese nuovamente nella recessione. La previsione per il 2015 è di una riduzione del valore complessivo del settore abbigliamento a 62 miliardi di euro (fonte Miti-Ministero dell'economia, del commercio e dell'industria giapponese). D'altro canto, in Giappone e Corea finisce il 10% di quei due miliardi di capi in denim venduti al mondo ogni anno. Sembra infatti che lo scenario poco roseo stia spingendo i consumatori ad acquisti di beni di lusso, privilegiando la qualità che dura nel tempo, come confermano i dati forniti dall'Ice-Istituto italiano del commercio estero, secondo cui l'export italiano verso il Sol Levante è cresciuto nel 2011 del 19%. Il Giappone resta dunque una sorta di terra madre per quanto riguarda la produzione di tele pregiate che poi verranno impiegate per la realizzazione di premium denim a livello globale. Famosissimo, in tal senso, lo stabilimento di Kahihara, a nordest di Hiroshima, in cui anche il colosso Uniqlo produce il suo range di premium denim a prezzi accessibili. Una delle caratteristiche più distintive dei classici jeans giapponesi è infatti il cosiddetto selvedge edge: il bordo del rullo del jeans ha un rivestimento in tessuto piuttosto che essere tagliato come i modelli normali. A questo si aggiunge la colorazione con tecniche artigianali usata per le tele denim made in Japan: una tinta indaco naturale, piuttosto che sintetica, fissata sul tessuto attraverso ripetute immersioni (fino a trenta). Il risultato finale è un colore incredibilmente profondo e ricco che è diventato, negli anni, un marchio di fabbrica. Due sono i brand che da anni fanno da ambasciatori nel mondo del prodotto-denim nazionale: marchi storici che rispecchiano una lunga tradizione manifatturiera. Il primo caso è il marchio Edwin, il Levi's del Giappone, fondato negli anni 60 e che nel tempo si è caratterizzato per una continua sperimentazione. Sono Edwin, infatti, i primi jeans in goretex che proteggono dal vento, ancora quelli termici, modello body fire, prodotti nel 2009. Un brand che può contare su una solida reputazione internazionale e che nel 2010 ha avviato una strategia di espansione in Asia con le divisioni Edwin Asia holdings a Hong Kong e Edwin China a Shanghai. Evisu è l'altro nome celebre del denim made in Japan, etichetta fondata a inizio anni '90 da Hidehiko Yamane e oggi saldamente legata allo street style di Shibuya, centro nevralgico delle tendenze giovanili a Tokyo. In particolare, Evisu è leader nei capi delavé e i suoi jeans si caratterizzano per una certa rigidità del tessuto. (riproduzione riservata)