11 Maggio 2012

Il jeans soffre ma resiste alla crisi

Le vendite di denimwear in Italia nel 2011 frenano attestandosi a 37 milioni di paia di pant (-2%), meglio dell'abbigliamento nel suo totale. Bene l'online e l'export verso Russia (+27%) e Cina (+21%)

di Fabio Gibellino

Il jeans soffre ma resiste alla crisi

Il 2011 del jeans in Italia soffre ma resiste ai vendi della crisi. Almeno nel suo macro-sistema, perché se poi si vanno ad analizzare i dettagli, si scopre quanto gli ultimi 12 mesi abbiano vissuto un pieno sconvolgimento interiore. A raccontarlo è uno studio sul venduto condotto da Sita ricerca e il rapporto annuale elaborato da Smi-Sistema moda Italia sull'import-export. Dunque la prima indagine, quella di Sita ricerca, parte col dire che in Italia nel 2011 sono stati venduti oltre 37milioni di paia di jeans (-2%) per un valore di circa 1,7 miliardi di euro. Una performance non certo entusiasmante ma che tutto sommato si è rivelata meno grave rispetto a quanto fatto nel complesso dall'abbigliamento. Semmai l'aspetto preoccupante è il crollo delle vendite nel segmento donna che ha abbondantemente superato la doppia cifra. Mentre l'uomo, come in particolare i ragazzi, non è andato oltre perdite lievi. Ma la rivoluzione non termina qui, perché anche il format di vendita ha subito uno scossone grazie soprattutto alla continua scalata degli acquisti online, più che raddoppiati, e degli outlet, che ora valgono il 4% del mercato. Certo il primato per volumi di vendita spetta ancora ai negozi monomarca, mentre quello per fatturato ai multimarca, forti di un prezzo medio di vendita di molto superiore. Lasciando le vetrine per la produzione, il rapporto di Smi-Sistema moda Italia è lapidario. Il saldo commerciale continua a essere sì positivo, ma i 206,8 milioni di euro del 2010 sono diventati 142,4 milioni nel 2011, lasciando per strada ben 64,4 milioni. Un dato, anche in questo caso, enormemente influenzato dalla donna, che da sola ha perso ben 57,1 milioni di euro. Per un crollo che, consolazione, non ha solo riguardato le esportazioni, -17,6%, ma anche le importazioni, -1,1%. Più stabile invece l'uomo che ha invariato i propri valori nell'import e ha perso l'1,7% nell'export. E le sorprese continuano anche nei mercati internazionali, perché se è vero che la Francia continua a essere stabilmente la meta preferita del denim made in Italy con 104,5 milioni di euro (-0,2%), altri partner strategici come Germania (-18,6% per 94,8 milioni), Olanda (-19,6% per 61,2 milioni) e Gran Bretagna (-17,7% per 49 milioni) stanno facendo preoccupare e non poco. E nemmeno gli Usa (-0,8% per 28,7 milioni) stanno entusiasmando mentre, un po' a sorpresa, il Giappone corre veloce (+18,8% per 24,4 milioni). E ancor di più fanno Russia (+27,4% per 16,6 milioni) e Cina (+21,8% per 6,5 milioni). Per quanto riguarda le importazioni, invece, se è vero che i jeans tunisini continuano a essere i più importati (con Romania e Marocco in forte ascesa), ma si tratta di basso di gamma, è anche vero che la grande minaccia arriva dal nord Europa, con Belgio (+45,7% per 22 mln) e Danimarca (+58,1% per 11,5 milioni di euro) che stanno diventando qualcosa d'importante, mentre gli Usa continuano la caduta nell'oblio (-28% per 8,6 milioni di euro). Ora, per capire il futuro non rimarrà altro che aspettare i grandi saloni, senza dimenticare che a parte Denim by Premiere Vision (vedere altro articolo a pagina IV) e la neonata UnicaDenim di Modena, che si occupano di tessuti, non esistono kermesse dedicate. Certo Pitti Immagine ospita alcuni delle più importante case di jeans sparse nelle varie sezioni di Pitti immagine uomo e tra gli stand di Pitti immagine W, così come The Brandery e Bread&Butter dedicano al denim spazi ben distinti. Ma oggi, di una fiera specializzata sembra non essercene davvero l'esigenza. Ciò non vuol dire che il settore debba rassegnarsi, anzi, il recente rilancio in grande stile di un brand storico come Roy Roger's o il freschissimo debutto sulle passerelle newyorchesi di Levi's, sono la dimostrazione di come il cinquetasche in jeans, con più di 150 anni di storia, può anche avere qualche flessione, ma mai una battuta d'arresto. (riproduzione riservata)