27 Giugno 2012

Ittierre, conti in equilibrio, nuovi accordi e Aquascutum in licenza per trent’anni

Il patron del gruppo, Antonio Bianchi, traccia un primo bilancio dell’azienda rilevata nel 2011, svelando novità e strategie future. A partire dal nuovo format retail multimarca e dal rinnovato interesse per Burani.

di Alessandro Wagner

Ittierre, conti in equilibrio, nuovi accordi e Aquascutum in licenza per trent’anni

Ittierre ha chiuso il primo bilancio dell’era Antonio Bianchi, il 2011, con 190 milioni di euro di ricavi e 2 milioni di ebitda. Ed è dunque un’azienda sana e pronta a continuare a crescere soprattutto in una prospettiva di lungo periodo. Che è quella che sembra aver decisamente sposato, nella propria strategia industriale, l’industriale lombardo che ha rilevato l’azienda molisana dall’amministrazione straordinaria di It holding. Lo conferma la durata di lungo termine, del tutto inusuale nel mondo fashion, dell’ultima licenza acquisita, o meglio riportata a casa, quella di Aquascutum. Come ha rivelato in questa intervista a MFF lo stesso Bianchi.

La licenza Aquascutum dopo l’acquisto del marchio da parte dei cinesi di Ygm trading, già proprietari del brand per Asia e Usa, è tornata a Ittierre. Quali sono le caratteristiche del nuovo accordo?

Innanzitutto è una licenza trentennale, e la cosa mi riempie di soddisfazione, sia perché mi sembra un importante riconoscimento, sia perché è una licenza che arriverà sino ai miei figli. Ma è anche un legame di più vasto respiro, perché è aperto alla produzione di capi destinati ai mercati che non abbiamo in licenza e dove è il made in Italy ha un valore. È un accordo che va nella precisa direzione del nostro piano di sviluppo, quella di evitare licenze mordi-e-fuggi e dar vita a partnership di maggiore consistenza. In questa chiave è di grande soddisfazione, e credo abbia grandi prospettive di ulteriore sviluppo, il rapporto con Costume national, e anche quello con Pierre Balmain, una licenza di grande soddisfazione.

Altre licenze in arrivo?

L’unica cosa che mi sentirei di rispondere in questo momento è che, se ci si presentassero, saremo pronti a cogliere opportunità coerenti con la nostra visione e il nostro piano di sviluppo.

Si era parlato di un suo interesse per Mariella Burani, che non è però sfociato in una proposta di acquisto. Ora il tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato il fallimento del gruppo e ha preso in mano direttamente la situazione. Qual’è la sua posizione?

Il mio interesse per il marchio è reale, nel senso che mi sembra un marchio con delle potenzialità effettive e anche un marchio complementare al nostro portafoglio. Il pacchetto messo in vendita sotto la gestione commissariale però non poteva essere interessante, perché le componenti retail del gruppo erano stato scorporate e nel pacchetto c’era solo, in blocco, un marchio che fattura 10 milioni e 180 dipendenti. Ora è stata voltata pagina, ancora non sappiamo come si regolerà esattamente il Tribunale di Reggio Emilia e con che tempi, ma se ci dovesse essere un’asta valuteremo la nostra partecipazione.

Ittierre in parallelo al fronte licenze sta spingendo l’acceleratore anche sul fronte retail, con aperture di monomarca per la gran parte dei marchi legati al suo gruppo, cioè Costume national, Karl Lagerfeld Paris, Pierre Balmain, Galliano, C’N’C e Aquascutum. Oltre agli opening annunciati, ci sono altre novità in arrivo a questo riguardo?

Sì, una, che è anche un nuovo progetto decisamente importante, quello dell’apertura di multimarca a insegna It gallery, dal mercato domestico alla Cina, che proporrà abbigliamento e accessori di tutti i marchi nel nostro portafogli. Un progetto a cui stiamo lavorando con grande passione anche per quanto riguarda il concept, che dovremmo rivelare a settembre, con il primo opening a Milano. Ma puntiamo soprattutto sui mercati emergenti, perché da noi l’era dei multimarca è un po’ tramontata, da loro è un’esigenza che sta nascendo forte ora. (riproduzione riservata)