3 Agosto 2012

Smi, tavolo col Governo

A settembre atteso un incontro con il ministro dello sviluppo economico Passera.

di Milena Bello

In attesa di conoscere i dati che, con molta probabilità, decreteranno un ulteriore crollo dei consumi interni dopo i risultati negativi già evidenziati nei primi quattro mesi dell’anno (-10,8%), dal mondo del tessile-moda arriva un nuovo grido d’allarme. Molte piccole e medie imprese del settore, vessate dalla crisi dei consumi, dalla mancanza di liquidità, dai continui rialzi delle tariffe energetiche e dall’elevato costo del lavoro, rischiano di non riaprire i cancelli dei loro quartier generali dopo la chiusura estiva. Una richiesta di attenzione da parte dell’esecutivo che dovrebbe concretizzarsi con un primo incontro tra Smi-Sistema moda Italia, l’associazione confindustriale che raccoglie attorno a sé gran parte della galassia del tessile-abbigliamento italiano, e il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera in agenda durante il prossimo mese di settembre. «Stiamo definendo la data», ha precisato a MFF Michele Tronconi, presidente di Smi, «e sono convinto che ci sarà spazio per un dialogo proficuo. Siamo consapevoli che il governo è impegnato su molti fronti ora, quello finanziario prima di tutto. Sappiamo anche che la coperta è corta e le richieste di aiuto sono molte, ma noi non chiediamo incentivi, solo riforme su cui lavorare». Sul tavolo di settembre quindi si parlerà di sgravi per gli elevati costi energetici, cuneo fiscale e semplificazione burocratica con l’obiettivo di disincentivare la produzione all’estero e favorire quella italiana. E molto probabilmente anche di export, unica voce ancora positiva nei conti del settore (+3,4% nei primi quattro mesi dell’anno) grazie al costante apprezzamento della moda made in Italy da parte dell’area del Far East. Per cavalcare l’onda della crescita dell’area Bric, Confindustria sta portando avanti il progetto Store Italy che prevede l’apertura, in località strategiche all’estero, di una serie di multibrand che accolgono una selezione di brand piccoli e medi del made in Italy, principalmente di moda (ma è possibile che il progetto venga esteso anche ad altre categorie come il beauty) che solo in questo modo hanno la possibilità di entrare considerato l’elevato investimento economico previsto per aprire una rete di negozi in loco. Il primo store potrebbe vedere la luce proprio in Cina, nella città di Pechino. Ma qualcosa di più certo in merito sarà probabilmente annunciato solo dopo l’estate. (riproduzione riservata)