8 Settembre 2012

Italia-Cina, matrimonio nel segno del lusso

Il primo giorno dell’edizione 2012 del Mfgs celebra l’unione di due culture, tra grandi prospettive di crescita e piani di svilluppo. Per conquistare un mercato da 14,6 miliardi di dollari nel 2012

di Fabio Gibellino

Italia-Cina, matrimonio nel segno del lusso

La notizia c’è ed è di quelle intriganti. La prima giornata del Mfgs-Milano fashion global summit in scena a palazzo Mezzanotte ha portato con se una buona nuova, che già era nell’aria, ma che la relazione proposta da Claudio Piovesana, associated publisher di Wsj, ha definitivamente suggellato. Ovvero che la Cina ha iniziato un secondo step evolutivo grazie a una classe media in aumento, e ormai prossima al concetto di No logo, e grazie alle proiezioni che prevedono, per il 2020, un numero di clienti lusso superare quota 180 milioni. E considerando che il lusso in la Cina nel 2012 varrà circa 14,6 miliardi di dollari, la notizia non può che essere di buon auspicio. Soprattutto quando emerge che anche Internet arriverà a recitare un ruolo fondamentale. Perché come ha illustrato Paola Durante, managing director investment banking division and head of corporate broking Italy, Bank of Amrica Merrill Lynch, nel suo intervento, gli acquisti del lusso via web fatti in Cina nel 2012 arriveranno a 15,7miliardi di rb (1,94 miliardi di euro), l’anno prossimo toccheranno i 21,3 miliardi (2,63 miliardi di euro) fino ad arrivare ai 37,2 miliardi (4,60 miliardi di euro) previsti nel 2015. Il tutto mentre la classe media dovrebbe passare, nel corso del decennio, da 148 milioni a 415 milioni di unità, per una capillarità delle vendite che dovrebbe interessare il 75% del giro d’affari dell’haute de gamme concentrato in 60 città. E non solo, perché se tutto è in evoluzione anche le categorie di oggetti lo sono. Orologeria a parte, vero status-symbol della Grande muraglia, le migliori notizie arrivano dall’abbigliamento dove, se per ora rappresentano il 10% del totale con il menswear e il 4% con il womenswear, in futuro sarà destinati a numeri diversi, e in linea con il mercato globale, considerata la crescita spedita che, nel periodo 2009-2010, ha registrato il +29% per la donna e il +25% per l’uomo. E allora ecco che dopo i saluti, un po’ a sorpresa, di Stefano Boeri, assessore alla cultura del comune di Milano, che ha detto di volere: «Una città ancor più legata alla moda», l’intervento di Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa italiana, che ha sottolineato come: «Milano è al centro dell’export, la Cina lo è dell’import», va letto come un imperativo. Alla base di tutto, perché il legame sino-italiano è di innegabile solidità, c’è un parallelismo storico sintetizzato da Paolo Panerai, ceo e editor in chief di Class editori che organizza il summit. «Noi e la Cina siamo accomunati una storia millenaria che sin dagli inizi ha sviluppato un senso dell’eleganza. È per questo che ora siamo e saremo garanti della qualità nel mondo». Raffaello Napoleone, ceo di Pitti Immagine, presente come altri personaggi del mondo dello stile, a margine dei lavori ha detto a MFF: «Che l’evoluzione della classe media cinese e la nuova cultura No Logo sono novità assolutamente interessanti, che determineranno un crescente interessamento per le nostre aziende medie e che offriranno ottime prospettive per quei marchi di qualità che per ora avevano avuto poche opportunità di vetrina in Cina. Finora», ha aggiunto, «non si è fatto nulla in merito solamente perché non esistono distributori multimarca in grado di affrontare un mercato vasto come quello cinese». E dire che soltanto vent’anni fa tutto sembrava così lontano, come ricorda Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia Cina, quando racconta che: «All’inizio della nostra avventura tutti ci consideravano dei visionari, perché lo sguardo comune era volto solo a occidente, mentre la Cina era un mondo sconosciuto. Adesso invece la Cina è arrivata a pieno titolo nel mondo occidentale e le sue città sono diventate le meraviglie da ammirare». A chiudere la prima giornata di lavori, che si concluderanno oggi, Panerai, ha fatto notare che, con l’evolversi dei tempi: «Arriverà il momento in cui anche il quadrilatero di Milano dovrà ospitare anche i marchi cinesi». (riproduzione riservata)