8 Settembre 2012

Italia-cina, un ponte tra moda e cultura

L’idea lanciata durante il Mfgs 2012 è quella di creare una sinergia tra due culture diverse nel segno di creatività, stile e sperimentazione

di Milena Bello

Italia-cina, un ponte tra moda e cultura

Una cooperazione tra Italia e Cina che vada oltre l’aspetto economico per abbracciare una più ampia sinergia tra le due culture millenarie. Perché sebbene lontane geograficamente e differenti dal punto di vista filosofico, possono lavorare insieme per dare vita a un nuovo capitolo della moda. «La moda è storia e cultura», ha sottolineato Lavinia Biagiotti, vicepresidente Biagiotti group, ieri durante i lavori del Mfgs-Milano fashion global summit 2012, «dobbiamo cominciare a guardare questo paese anche come fucina di talenti». Ed anche come laboratorio di nuove idee e spunti. Proprio in quest’area Furla ha lanciato il nuovo concept store. «Siamo partiti da Hong Kong», ha spiegato Eraldo Poletto, ceo di Furla, «è stata una scelta ben precisa quella di pensare prima al mercato asiatico che a quello italiano». Non a caso le prossime aperture, dopo il bis a Hong Kong e l’opening di Shanghai saranno Macao, Mumbai e Dubai. Quel che emerge è la necessità di considerare la Cina non più come pericolo ma nemmeno come area di esportazione. Bisogna andare oltre e integrare i due diversi sistemi e mentalità, quella europea e quella appunto cinese. «L’unico modo per ottenere benefici a lungo termine è arrivare al massimo grado di integrazione tra le aziende italiane e i partner locali», ha precisato Diego Rossetti, presidente del marchio di calzature di lusso Fratelli Rossetti, «per molto tempo abbiamo sottovalutato l’importanza di una approfondita conoscenza del mercato cinese, ma ora non possiamo più farlo». Il motivo lo spiega Li Dangqui, presidente di China fashion association: «Il fashion in Cina è cresciuto in modo esponenziale e gli stessi marchi cinesi si stanno ulteriormente evolvendo sui binari di una filiera moderna e tecnologica. Da questo punto di vista», ha aggiunto Dangqui, «c’è ancora molto da imparare dall’esempio italiano». Un’evoluzione possibile però solo tenendo un occhio puntato sull’occidente e l’altro focalizzato sulla tradizione asiatica. «Il background cinese consente di creare qualcosa di diverso dal fashion attuale», ha aggiunto Jun Wang, presidente di Beijing Sigen International culture & development e specializzato proprio nella crescita e nello sviluppo dei marchi di moda cinesi,. «Nella nostra cultura l’armonia è il nucleo della bellezza. Quindi bisogna lavorare sulle forme. E su quello che noi chiamiamo spirito, il plus di qualità non tangibile», ha aggiunto. Tra i marchi cinesi che hanno intrapreso questa strada c’è Sundance. Nata nel 1989, è diventata in meno di 15 anni una delle 30 aziende principali dell’industria cinese della moda. «Obiettivo raggiunto attraverso i nostri team di sviluppo internazionali con Italia, Germania, Giappone e Francia con cui continueremo a lavorare», ha concluso Luo Wenliang, presidente del gruppo. (riproduzione riservata)