8 Settembre 2012

Prove generali di cooperazione tra protagonisti

Imprese del made in Italy e attori chiave della moda cinese a confronto su strategie e progetti per agire sul mercato dell’abbigliamento, che nell’ex Celeste impero vale 178,7 miliardi di euro.

di Chiara Bottoni e Alessia Lucchese

Prove generali di cooperazione tra protagonisti

Cooperazione sarà la parola chiave nel dialogo fra imprese italiane e cinesi della moda per far fronte all’evoluzione dei mercati e all’avanzare della crisi. Cooperazione intesa come aiuto reciproco, scambio di expertise, agevolazioni dei processi commerciali e chiarezza nei rapporti e nelle regole reciproche. Di questo hanno discusso ieri quattro protagonisti della moda dell’ex Celeste impero e i rappresentanti di tre marchi del made in Italy, Vittorio Missoni, ceo di Missoni, Gianluca Brozzetti ceo di Roberto Cavalli e Saverio Moschillo, presidente di John Richmond, insieme a Cleto Sagripanti, presidente di Anci-Associazione nazionale dei calzaturifici italiani in occasione del Mfgs-Milano fashion global summit 2012. Alla base di tutto, la crescente importanza della Cina intesa sia come fruitore di beni di lusso sia come produttore di abbigliamento e accessori. Ruolo, quest’ultimo, che la accomuna all’Italia, tracciando nuovamente un ipotetico percorso lungo la via della seta. A prova di ciò sono i dati presentati ieri da Miao Hongbing, presidente di Beijing White collar fashion. «I marchi cinesi sono molto giovani, mediamente hanno una ventina di anni. Basta considerare che dal 1999 al 2011 il numero delle aziende di abbigliamento in Cina è passato da 2 mila a 120 mila», ha spiegato Miao Hongbing, «l’importo complessivo delle vendite al dettaglio dell’abbigliamento sul mercato interno cinese è circa 1.450 miliardi di Rmb (pari a circa 178,7 miliardi euro), cifra che rappresenta l’8% del totale delle vendite al dettaglio dei beni di consumo in Cina. Considerando che è il 77,3% delle donne sposate a condurre le spese familiari, è facile intuire come sia importante lavorare su di esse per acquistare una certa posizione. In particolare, è fondamentale puntare sulle consumatrici che hanno un’età media compresa tra i 25 e i 50 anni, quelle che sono inserite nel mondo del lavoro (i colletti bianchi locali, ndr) e hanno una maggior capacità di spesa». Una strada che hanno già intrapreso i marchi cinesi e molte delle griffe del lusso internazionali. Cavalcando, queste ultime, il crescente valore del consumo dei beni di lusso in Cina, passato dai 3 miliardi di dollari americani del 2001 ai 10,7 miliardi del 2011 (circa 8,3 miliardi di euro) destinati a diventare 14,6 miliardi nel 2012 (circa 11,4 miliardi di euro), come evidenziato dai dati di White collar. È in quest’ottica che si inserisce il concetto di collaborazione. «Negli anni il rapporto tra i due paesi si è consolidato sempre di più», ha aggiunto Hongbing, «quello che però è emerso nel tempo è la crescita di marchi cinesi che chiedono oggi all’Italia un supporto in termini di collaborazione, interscambio di know how per la promozione e la diffusione degli stessi a livello internazionale». Marchi come Sunfed fashion, Eve fashion e il gruppo Showlong, dei veri protagonisti sul mercato locale. «Sunfed è stata fondata nel 1977. Siamo una delle più storiche imprese cinesi di moda», ha raccontato Zhou Yan, presidente di Dalian Sunfed fashion, «gli abiti della nostra collezione coniugano elementi orientali e occidentali, per un target d’età molto ampio. La nostra collaborazione con l’Italia risale al 1998 per la fornitura di materie prime ma siamo convinti della necessità di stringere ulteriormente questo legame cercando nelle imprese italiane una cooperazione per lo sviluppo degli accessori, del concetto di brand e dell’espansione sui mercati internazionali». Il concetto di promozione all’estero sta molto a cuore a Xia Hua, presidente di Beijing Eve fashion che nel suo intervento intitolato La Cina sulla punta delle dita ha descritto le varie iniziative portate avanti per promuovere la creatività di dieci giovani designer cinesi durante l’edizione di febbraio della London fashion week. Mentre Wu Jianmin, presidente di Shandong Showlong fashion ha voluto sottolineare i numerosi punti di contatto tra la visione fashion dei due paesi attraverso la storia del suo impero, costituito da otto brand per cui lavorano complessivamente 10 mila dipendenti. Dal loro canto, i marchi europei del lusso stanno continuando a fare la propria parte. Il rapporto privilegiato con il vecchio continente, nonostante la crisi dell’Eurozona che inizia a ripercuotersi nel paese orientale, non sembra infatti essere messo in discussione, anzi: la Cina è il secondo partner commerciale dell’Unione europea dopo gli Usa sia per quanto riguarda l’import (con un fetta del 17,3%) sia per l’export (8,9%), come evidenziato da una ricerca di Ibg-International brand growers. Performance che sembrano destinate a registrare tassi di crescita ancora più imponenti da qui al 2025. «Nel 2011 il mercato del lusso in Cina ha registrato una crescita del 30%», ha spiegato Roger Vickery, chairman dell’Ibg, «e nel 2015 ci sono ottime possibilità che possa ritagliarsi una fetta pari al 20% del fatturato globale dei beni di lusso. Sarà infatti soprattutto l’Asia, insieme a paesi come Africa e Sud America, a trainare la crescita mondiale nel 2025, dovuta soprattutto all’aumento di miliardari in queste zone del mondo». Secondo i dati presentati ieri, l’1,6% degli ultra-wealthy provengono proprio dall’Asia pacific e per la prima volta la spesa per beni di lusso nel territorio ha eguagliato quella degli Usa grazie alle vendite di prodotti moda triplicate negli ultimi anni. «I marchi del lusso non possono più rimandare, è questo il momento giusto per rafforzarsi in questo territorio. In futuro le misure protezionistiche potrebbero aumentare», ha proseguito Vickery. Un consiglio che Anci- Associazione nazionale calzaturieri italiani ha intenzione di cogliere la prossima primavera, quando dal 9 al 14 aprile il Micam volerà a Shanghai a corollario della fashion week. «Imprese italiane e cinesi devono stabilire una vera alleanza ed è importante che si investa anche nel nostro paese, salvando la filiera produttiva», ha affermato Cleto Sagripanti, presidente di Anci, «chiediamo ai fondi di investimento di scommettere sulle nostre realtà entrando nel loro capitale e aiutandole a crescere non solo in Cina ma anche nel resto dell’Asia». Una prospettiva che secondo Gianluca Brozzetti, ceo di Roberto Cavalli da poco reduce dall’apertura di Pechino e che si appresta a tagliare il nastro a uno store a Shanghai a novembre, può essere possibile garantendo pari opportunità alle aziende italiane: «Le autorità cinesi dovrebbero agevolare le imprese, abbassando ulteriormente i tassi d’importazione, snellendo la burocrazia per chi vuole aprire una filiale o per chi vuole ottenere un visto e difendendo maggiormente l’intellectual property». Ma se oggi rispetto a un tempo per i marchi del lusso la sfida per conquistare il mercato del paese della Grande Muraglia sembra essere più semplice, l’ingrediente fondamentale per avere successo nell’area è quella di affidarsi, come in passato, al partner giusto. Lo sa bene Vittorio Missoni, numero uno della maison di Sumirago (Varese) pronta a fare il grande passo nel paese con un fitto piano di opening tra cui uno store nel mall Elements di Hong Kong la prossima primavera (vedere MFF del 20 luglio): «Oggi i partner locali hanno maggiore esperienza del made in Italy e sanno approcciarsi meglio alle aziende. In passato i rapporti con i franchisee erano difficili proprio perché non conoscevano il brand ma soprattutto i valori della moda italiana». Parole in piena sintonia con quelle di Saverio Moschillo, presidente di John Richmond che ha debuttato in Cina 15 anni fa: «Non si può avere successo in Cina senza un partner adatto che affianchi l’azienda nel suo percorso. È un mercato molto particolare ed è necessario conoscere bene il suo popolo: la taglia e la lunghezza di un abito possono fare la differenza. E ci sono ancora ampi margini per crescere, non tanto per le seconde linee quanto per le main line e gli accessori di lusso». 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