11 Settembre 2012

Belstaff riparte da New York

La griffe del gruppo Labelux debutta in pedana con la prima sfilata della collezione pensata da Martin Cooper e inaugura un grande store sulla Madison avenue. Prossima tappa Milano, il 19 settembre in via Spiga

di Fabio Maria Damato (New York)

Belstaff riparte da New York

Scrivere il futuro ripensando il passato. È l’intendo di Belstaff marchio inglese nell’orbita del gruppo Labelux, che sceglie New York per la sua prima sfilata donna. E che ieri in serata ha tagliato il nastro al suo primo freestanding store da 200 metri quadrati, all’814 di Madison avenue, nel cuore della grande mela. «Quello che abbiamo voluto fare quando abbiamo acquistato il marchio è stato riportare il focus sulla sua grande storia. Ma abbiamo dovuto anche operare una strutturale riorganizzazione dell’azienda. Primo punto è stato ripensare il retail, riposizionandolo nella fascia alta del mercato, che con un doveroso arretramento del 60% dei punti vendita, ci permette oggi di rendere credibile la nuova rete vendita» ha spiegato a MFF Harry Slatkin, vulcanico amministratore delegato del marchio. Un marchio che dopo New York si prepara a tagliare il nastro al suo secondo store al mondo in via della Spiga a Milano, il prossimo 19 settembre. Un passo ulteriore della strategia che ha visto inaugurare nell’ultimo anno gli shop in shop presso Barney’s New York, Bergdorf Goodman e Harrods. «Siamo alla ricerca di location anche a Londra e Parigi, mentre stiamo trattando con Mercury per sbarcare sul territorio russo a breve», ha concluso Stalkin a margine della sfilata. Una collezione quella della prossima estate disegnata da Martin Cooper e pronta a tornare sull’epopea del viaggio. Antico, lussuoso, avventuroso e ispirato alle vicende eroiche della prima aviatrice donna Amelia Earhart. Resta importante il focus sull’outwear, per definizione core value dell’azienda, ma spazio viene dato anche a un total look più pensato e globale. Dove agli abiti spigolosi, di cotone doppiato e inamidato, si alternano ai dress di georgette candidi percorsi da una riga decoro, migrata da una valigeria vintage. «Vagando nella mia ricerca stilistica ho scovato dei vecchi bauli da viaggio il quale decoro era una riga color tabacco. Questa riga è stata l’ossessione grafica da riportare su camiciole, abiti, pantaloni e tutta la collezione», ha poi raccontato a MFF Martin Cooper. Pronto a giocare sui contrasti del soft e dell’hard. Dove per i cargo pants, le casacchine, gli shorts e i blazer, la costruzione sartoriale si costella di tasche maxi, che ricordano i modelli cult delle giacche del marchio. Il tutto con un sapore si inglese, ma assolutamente berbero nelle suggestioni cromatiche e di forma.

Giudizio. La collezione di Cooper per Belstaff si evolve e cresce. È completa e codifica un messaggio alto di gamma, come nei piani del marchio. A tratti sembra tentennare, a causa di una personalità non ancora delineata e distintiva. Ma come amano dire in America: Rome wasn’t built in a day. (riproduzione riservata)