11 Settembre 2012

Un dialogo per scambiare risorse

di Milena Bello

Un dialogo per scambiare risorse

Italia e Cina sono più vicine di quanto si possa pensare. Dopo aver collaborato per molto tempo dal punto di vista produttivo i due tessuti industriali cominciano a dialogare sullo stesso piano cercando soluzioni in comune per poter cooperare. Obiettivo naturale è quello di consentire alle aziende italiane di conoscere meglio e presidiare quindi il mercato cinese e d’altro canto permettere alle realtà cinesi di muovere i primi passi in quello italiano. Un invito viene direttamente da Giorgio Cannara, presidente di Mipel (sopra, il primo da destra, accanto a Chen Zhongwei e Chiara Altomonte), la fiera di pelletteria che aprirà i battenti della sua 102ª edizione proprio nei prossimi giorni (dal 16 al 19 settembre). «Il mondo della pelletteria collabora da anni con le realtà cinesi e nel corso del tempo il rapporto è cambiato perché la qualità si è alzata. Per questo», ha aggiunto, «auspico che dalle prossime edizioni ci sia un scambio proficuo di espositori tra Mipel e il salone Chic di Pechino, specializzato in abbigliamento e accessori». Un appello che sembra già aver ricevuto esito positivo da parte di Chen Zhongwei, ceo di Hengyuanxiang group, storico marchio cinese di abbigliamento fondato nel 1927 e che ora è diventato una grande realtà specializzata in maglieria, abbigliamento, tessuti per la casa e lana nonché sponsor ufficiale dei giochi olimpici di Pechino 2008. «Italia e Cina sono due mercati radicalmente differenti l’uno dall’altro, ognuno ha le sue caratteristiche e prerogative da seguire. Per questo motivo siamo interessati a trovare dei partner italiani per poter potenziare e allargare la collaborazione». A ulteriore riprova, se ancora fosse necessario, dell’importanza della cooperazione tra i due mondi e della grande potenzialità che rappresenta la Cina, arrivano i dati snocciolati da Chiara Altomonte, general manager China & head of Fashion&Retail division, Consea executive search: «Nel 2012 le vendite retail sono cresciute del 10,9% anno su anno, quelle legate al lusso del 35% e quelle online addirittura del 67,8%. Innegabile il fatto che questo paese abbia ancora molto da dire ma nel momento in cui si decide di entrare in un mercato del genere occorre studiare una precisa personalizzazione del retail. E, non ultimo, occorre organizzare società locali con un giusto mix tra manager internazionali e locali». (riproduzione riservata)