20 Settembre 2012

Il ritratto aristocratico di Gucci

Frida Giannini evoca i primi anni 70 e le immagini di icone dello chic, fotografate da Avedon e Barbieri, per una collezione clean. Una couture grafica e tagliente, illuminata da flash di cromatismi accesi

di Chiara Bottoni

Il ritratto  aristocratico di Gucci

Ritratto aristocratico di un minimalismo perbene. Il purismo di tagli affilati, l’essenza di silhouette lineari mosse da balze e onde improvvise e l’impatto visivo di colori sintetici, impressi negli occhi come la luce su una pellicola fotografica ed evocatori di esotismi ricercati. È affidandosi a questi codici che Frida Giannini costruisce la sua visione estetica per la primavera-estate 2013 di Gucci. La designer, anima creativa della griffe ammiraglia del gruppo Ppr, ha scelto infatti di proseguire nel solco del colore, tracciato ormai da qualche collezione e definito in maniera ancora più vivida nell’ultima sfilata del menswear, per accendere un purismo che lei stessa ha definito: «Aristocratico. Alla base della mia ricerca iconografica ci sono le immagini di donne meravigliose e aristocratiche, protagoniste della bella mondana a cavallo tra gli anni 60 e gli anni 70. Da Marisa Berenson e Anjelica Huston ritratte da Gian Paolo Barbieri a Marella Agnelli e Gloria Vanderbilt negli scatti di Richard Avedon». Icone di ieri e modelli di femminilità nell’oggi con le loro figure esili e armoniche. Silhouette regali che prendono forma in una collezione votata alla pulizia del tratto, evocativa delle geometrie Seventies ma resa più affilata e seducente da cut out eloquenti come le tele di Lucio Fontana. Ad aprire lo show flash di toni squillanti, l’azalea, i verdi, il giallo cedro e il blu Klein, per costruire una sinfonia di look monocromatici. Tracolle e clutch sono infatti volutamente in tono con i dress così come le shoes in vernice pop. Per fondersi con i nuovi tailleur pantalone, figli delle tuniche degli anni 70, strette in vita da ampie cinture, con le giacche camicia decorate da file di bottoni e con le bluse a collo alto da portare con morbidi pantaloni. Figure di moderne dee nei loro dress a colonna incedono svelando sensuali spacchi e scolli profondi. Segnali di una castigatezza solo apparente. Mentre onde di petali, fluttuanti stratificazioni di gazarre avvolgono i colli, fioriscono sulle maniche, profilano le schiene lasciate nude dal tessuto. Segnali che cortocircuitano volutamente con questa ricercata linearità, come i gioielli in resina corallo e turchese che si ramificano rigogliosi sui colli. E poi arrivano le stampe, ispirate alle carte da parati giapponesi sui mini dress e sui nuovi tailleur, animalier sui croccanti jaquard di seta e lamé. Fino a condurre alle monocromie black & white del finale, votata anch’essa alla linearità e ai Seventies: «Anni verso i quali nutro una fascinazione speciale», ha sottolineato Frida Giannini, «e durante i quali l’azienda è cresciuta e ha vissuto uno dei suoi periodi di massimo splendore».

Giudizio. Gucci apre la tornata di sfilate milanesi del womenswear con una collezione evocativa e votata allo chic più essenziale. Frida Giannini pensa alle icone di un tempo ma anche a quelle di oggi, come Charlotte Casiraghi, ospite della sfilata, protagonista della campagna Forever Gucci e pronta a una lunga collaborazione con la griffe della doppia G, sempre più eticamente impegnata. «La vera sfida di oggi sarà coniugare la parte creativa allo sviluppo industriale di nuove soluzioni», ha detto la Giannini parlando dell’impegno ecologico di Gucci (vedere box a lato). «Credo che in questo momento, anche se c’è ancora una lunga strada da percorrere, siano stati compiuti passi da gigante nel proporre soluzioni per una moda sostenibile». Ma spente le luci della passerella ciò che lascia perplessi è il tono di uno show di punta della fashion week milanese da cui ci si sarebbe aspettati qualche emozione/innovazione in più. (riproduzione riservata)


Tutte le foto della sfilata nella sezione Foto Gallery Milano Moda Donna.