4 Ottobre 2012

Le dame damier di Vuitton

Continua la passione iper grafica di Jacobs. Che rilegge con un’ossessione optical il celebre pattern a scacchiera della maison di Lvmh, chiudendo la fashion week di Parigi

di Stefano Roncato (Parigi)

Le dame damier di Vuitton

Doma le dame con la dama. È come una filastrocca grafica l’ultima fatica firmata da Marc Jacobs per Louis Vuitton. Che sceglie per la prima volta di non mandare in passerella il Monogram, ma di puntare tutto su un’ossessione ottica basata sul Damier, il pattern a scacchiera che fu il primo sigillo visivo della maison di Lvmh. L’incipit dall’accessorio diventa quindi un’ispirazione sfacciata per i vestiti stessi. Sposandosi su quella recente passione optical di Jacobs, pois da Vuitton e righe per la sua collezione appena andata in scena a New York. La sala è allestita con scale mobili, un’installazione firmata da Daniel Buren, un po’ galleria d’arte ma anche un po’ gallery da shopping in un richiamo sottile tra arte e moda. Il mood è sixties. Capelli bombati stretti da un cerchietto. Tacchi lievi o quadrati con Damier. Silhouette pulite con un’attitude ladylike, lineari, ultra geometriche, come rettangoli come colonne. Gonne e tubo, giacche essenziali con quattro tasche davanti, tute a matita. Animate da quadrettature in bianco, giallo o nero. Sono stampate, ricreate sul tessuto, con effetti seethrough o di liquidi ricami. All over, anche sulle borse a parallelepipedo piatto dagli angoli smussati. Sbocciano fiori stilizzati, print o come stencil applicati. Fino al clean thinking di un nero lucido frutto di micro applicazioni.

Giudizio. Una comunione di intenti. L’optical à la Marc Jacobs che attinge al mondo heritage di Louis Vuitton. Certo è che il gioco grafico sui vestiti, diretto e immediato, esalta ancora di più stilemi del marchio senza usare il logo più conosciuto. Creando uno statement, un’ossessione. (riproduzione riservata)