16 Ottobre 2012

La Cina salva il mercato dei luxury goods

La ricerca Bain & co per Altagamma quantifica in 212 miliardi di euro (+10%) il giro d’affari del lusso nel 2012. I cinesi, col 25% del totale, sono diventati i primi consumatori mondiali

di Alessandro Wagner

La Cina salva il mercato dei luxury goods

Il mercato dei luxury goods continua a crescere, seppur a un ritmo più rallentato rispetto al 2011, grazie soprattutto agli acquisti dei cittadini cinesi che quest’anno sono diventati i primi consumatori mondiali di beni di consumo di lusso: il mercato dei luxury goods dovrebbe infatti chiudere il 2012 con un giro d’affari di 212 miliardi di euro, in crescita del 10% rispetto ai 195 miliardi del 2011, che aveva registrato un +11% rispetto all’anno prima. E il 25% di questi acquisti sono stati effettuati da cinesi, in maggior parte durante i loro viaggi all’estero: il mercato cinese dei luxury goods, in termini di vendite per area geografica, vale infatti soltanto il 7% del totale. Questo in sintesi il messaggio saliente emerso dal tradizionale Osservatorio effettuato per Altagamma da Bain & company e presentato ieri a Milano da Claudia D’Arpizio, partner di Bain. Che nel suo messaggio ha sottolineato come ormai non si possa più ragionare in termini di aree geografiche ma di nazionalità, oltre che di ceto anagrafico. Le due variazioni molto simili del giro d’affari annuale nascondono però un rallentamento delle vendite nel 2012 decisamente maggiore di quel che sembra, in quanto l’effetto valutario nel 2012 sta giocando in maniera opposta rispetto al 2011. L’anno scorso infatti, a cambi costanti, la dinamica delle vendite era risultata ancora più marcata, +13%. Nel 2012 invece buona parte della crescita calcolata in euro è frutto del cambio favorevole, mentre a cambi costanti il +10% si dimezza a +5%. Un rallentamento comunque fisiologico, ha sottolineato D’Arpizio nella sua presentazione, perché i fondamentali e i trend del mercato restano positivi e solidi e la previsione è che nei prossimi anni il mercato dei luxury goods, a cambi costanti, continui a crescere a un tasso medio del 4-6%. Per arrivare così a 240-250 miliardi di euro di valore a fine 2015, quando potrebbero affacciarsi in maniera sempre più significativa sul mercato paesi africani come il Sudafrica dai quali arrivano segnali molto incoraggianti per il lusso. Intanto però i luxury goods sono sempre più dipendenti dai consumatori asiatici in senso lato: come si vede dalla tabella qui in pagina, fra cinesi, giapponesi e consumatori degli altri paesi dell’area si arriva esattamente al 50% degli acquisti. E che i flussi turistici ormai siano determinanti per il mercato del lusso emerge chiaramente dai dati Global blue sugli acquisti tax free in Europa, che dovrebbero chiudere l’anno in crescita del 28% alimentando un giro d’affari di circa 30 miliardi per poi mettere a segno un ulteriore +18% nel 2013, sempre con i cinesi a guidare la classifica. L’aspetto più curioso fra i molti approfonditi dall’Osservatorio Altagamma è che il mercato domestico italiano vale quasi il doppio di quello francese, circa 10 miliardi contro 6. L’Italia infatti è il terzo mercato mondiale dopo Usa e Giappone, vale 18,2 miliardi per il 40% alimentati da acquisti stranieri; la Francia è il quarto a 15,1 miliardi, per il 60% alimentati da stranieri. Una situazione dovuta in parte alla presenza in Italia della gran parte dei produttori e degli outlet di abbigliamento moda, ma probabilmente ci sta anche un certo debole italiano per il vestire griffato. (riproduzione riservata)