29 Novembre 2012

I designer brasiliani corrono per guadagnarsi un posto al sole

di Francesca Manuzzi

Brazilian vs Brazilian. Questo il dilemma dei brand verde-oro. Che si trovano tra due fuochi decisamente ardenti. Un customer locale, super estero-oriented, che desidera prodotti europei e statunitensi e riversa il suo potere d’acquisto nelle nuove boutique pauliste di Cicade Jardim o Jk Iguatemi e carioca di Shopping Leblon. Poi, il contraltare. Rappresentato da tutti quei consumatori che dal Vecchio continente approdano in Brasile e pretendono di trovare abbigliamento e accessori che abbiano quel quid riconoscibile worldwide e una specificità tropical maggiore. La soluzione si trova in brand come Neon. Marchio super cool di São Paulo, ideato da Rita Comparato e Dudu Bertholini, che fa dello stereotipo brasiliano il suo punto di forza. Con imprimé esclusivi creati in partnership con artisti del territorio per un esprit playful e shocking. Ma a gente trasforma, come si dice in portoghese. Cambia per seguire il cambiamento delle esigenze. E sorgono realtà come Amc textile. Una holding, fondata nel 2004 dalla famiglia Menegotti (oggi maggiore realtà del Sud America, con cinque poli industriali, 2.600 dipendenti, una produzione annuale di 10 mila tonnellate di tessuto e 2,8 milioni di pezzi, ndr), che nella sua orbita vanta il TF group, proprietario di brand come il big Forum o Tufi Duek, designer formatosi all’Istituto Marangoni di Milano e ora hot name del panorama brasiliano. Con creazioni che sublimano le architetture del corpo in stretto accordo a un trait cosmopolita e materie prime d’alta qualità. Poi, Ellus ed Ellus 2nd floor. In corsa dal 1977, grazie a Nelson Avarenga e Adriana Bozon, coniano una moda edgy e rock, tra denim e must-have da it girl. Party people anche per Auslander e non è un caso che il party del marchio sia il più atteso di tutta la settimana della moda carioca. Poi, i grafismi siderali di Gloria Coelho o le donne bcbg del pluripremiato Vitorino Campos. Il giovane designer di Salvador è entrato nelle hit list worldwide come uno dei migliori stilisti dell’America Latina, con un futuro assicurato nella scena internazionale. E tutto è cominciato proprio dall’hub di talenti Rio moda hype solo quattro anni fa. Idem per Juliana Jabour. Il brand, nato nel 2005, con il suo logo cherry e i tratti baby è nei guardaroba di tutte le addicted. Da non dimenticare brand che le passerelle madre le hanno in parte abbandonate alla volta di realtà internazionali, come Pedro Lourenço a Parigi, Osklen e Alexandre Herchcovitch a New York. Per far del Brasile il Paese sulla bocca di tutti. (riproduzione riservata)