30 Novembre 2012

Rosen, l’imprenditore che sogna di diventare l’Arnault d’America

di Fabio Gibellino

Rosen, l’imprenditore che sogna di diventare l’Arnault d’America

Andrew Rosen (nella foto a sinistra) è uno di quei nomi che in Europa si ignorano, a patto di non essere degli addetti ai lavori nel segmento del lusso. A casa sua invece, negli Usa, quel nome ha un suono speciale, tanto da aver condotto la famigerata Anna Wintour, potente direttore di Vogue America, a dire di lui: «In questo paese non abbiamo un Gucci o un Lvmh, ma a modo suo Andrew sta cercando di creare qualcosa di simile anche qui». D’altronde in Rosen, emulo di François Henri Pinault o di Bernard Arnault, la moda scorre nelle vene. Suo padre Carl infatti era proprietario di una grande sartoria a New York. Alla guida dell’attività di famiglia dal 1982, il suo primo vero passo è avvenuto nel 1997 quando insieme a Elie Tahari ha fondato Theory (sotto un look della linea Theyskens’ Theory). Marchio che, grazie alle sue geometrie confortevoli e lineari e all’utilizzo in massa di fibre come la Lycra, conquistò in breve tempo il mercato americano e, soprattutto, nel 2003 le attenzioni di Fast retailing, già proprietaria di Uniqlo, che ne ha acquistato l’89% delle quote per poi salire al 100% due anni dopo. Oggi Rosen è ancora presidente di Theory (700 milioni di dollari di fatturato pari a circa 540 milioni di euro), che nel frattempo (era il 2005) ha acquistato Helmut Lang da Prada. Ma possiede anche il controllo di una manciata di marchi della moda a stelle e strisce tra cui Proenza Schouler, acquisita nel 2011 da Permira, Rag & Bone, Alice+Olivia, Griphon, Kiki de Montparnasse e Aiko. Ma soprattutto è riconosciuto come un talent-scout il cui sogno è quello di riportare a New York city anche la produzione della moda e non solo gli uffici stile. (riproduzione riservata)