1 Dicembre 2012

Il Giappone mostra i muscoli

di Fabio Gibellino

Il Giappone mostra i muscoli

Il Sol Levante, colpito nel 2011 da una serie di calamità, ha rialzato la testa e continua a essere il punto di riferimento per il mercato mondiale dei luxury goods

Nemmeno uno dei più disastrosi terremoti della storia è riuscito a fermare il Giappone. Eppure quando l’11 marzo 2011 arrivò il sisma del Tohoku, seguito da uno tsunami che distrusse la centrale nucleare di Fukushima, il colpo di grazia sembrava inferto senza pietà. E l’arcipelago del Sol Levante sembrava ormai destinato ad abbandonare il grande palcoscenico del mondo che conta, già provato da una profonda crisi economica interna, quella del 2005, da quella planetaria del 2008 e a cui andava sommato un debito pubblico enorme. Invece nulla di tutto questo, perché la patria dei samurai, come aveva detto Armando Branchini, segretario di Altagamma: «Ha dimostrato una reattività incredibile, emozionale, psicologica e ricostruttiva. È riuscito in pochissimo tempo a mettere a posto i danni causati dalla tragedia come prima e meglio di prima». Ma non solo, perché, a fronte di un dramma nazionale non ancora del tutto risolto, stiamo parlando della radioattività nella zona di Fukushima, tre settimane dopo il disastro, anche i consumi d’alto di gamma riprendevano vigore contro ogni previsione. E a sottolinearlo sono proprio i dati che Altagamma e Bain&Company hanno presentato in occasione del 2012 Luxury goods worldwide market study. Numeri che raccontano di come il Giappone, dopo aver compiuto un piccolo balzo tra il 2010 e il 2011, segnando un passaggio da oltre 17 miliardi a 18 miliardi di euro, ha risposto allo tsunami con una crescita superiore al 9% per un valore assoluto di 19,7 miliardi di euro. E di questo si parlerà al prossimo Mfgs-Milano fashion global summit che martedì 4 dicembre, nella cornice di Palazzo Vecchio a Firenze, analizzerà: La conferma degli Usa, il ritorno del Giappone e la promessa del Brasile (vedere altro box in pagina). Durante l’evento, l’evento organizzato da Class Editori con The Wall Street Journal, Cnmi-Camera Nazionale della Moda Italiana e Bank of America Merrill Lynch, si parlerà di come il Giappone, nonostante tutto, rappresenti ancora il 9% del valore globale espresso dal segmento dei luxury goods e di come Tokyo resti, sempre e comunque, una metropoli chiave per il mondo della moda, come hanno attestato le continue iniziative che le griffe hanno dedicato alla capitale. Perché se è vero che il paese vale il 9% del mercato globale, i suoi abitanti, travel-shopper perfetti, e ne sanno qualcosa i duty free coreani, valgono ben il 14%. Certo, nel 1995 il loro peso specifico era al 31%, ma bisogna tenere conto di come nelle ultime due decadi, sul mondo si siano affacciati nuovi mercati e nuovi clienti, diluendo inevitabilmente ogni sorta di percentuale. E ancor di più va tenuto conto di come non si stia parlando di un paese normale, ma di un arcipelago poco più grande dell’Italia ma con più del doppio degli abitanti, e che di fatto è ancora il secondo mercato per valore nell’alto di gamma, dove i suoi 19,7 miliardi di euro sono secondi solo ai 59 miliardi degli Stati uniti. Il tutto con poco più di un terzo della popolazione Usa e addirittura un decimo se il paragone è fatto con la Cina. Questa è la fotografia di un paese che è ancora oggi un mercato fondamentale per i bilanci dei player del lusso, ma che può riservare ancora molte sorprese. Come quella di tornare ai fasti del 2005-2008, quando l’arcipelago vale oltre 20 miliardi di euro, con punte oltre i 22 miliardi. (riproduzione riservata)