15 Gennaio 2013

Prada e l’elogio della normalità

Quadretti Vichy, maglioni in shetland e pelle doppiata per la virata di Miuccia Prada verso una nuova estetica semplice e sofisticata. Che sembra pensata per colpire un pubblico più giovane del solito.

di Stefano Roncato

Prada e l’elogio della normalità

«È lo still life di una borghesia immaginaria. Che tocca il tema controverso della normalità. Una moda vera rispetto alle persone, semplice ma sofisticata, in cui ho cercato di identificare il perfetto classico di oggi». Miuccia Prada apre con queste parole la sua casa ideale ricreata nella sede di via Fogazzaro. Trasformata in una maison architettonica, con finestre dalle proiezioni mobili di vedute di Milano, con oggetti presi dalla quotidianità, che ricordano «Super Normal», l’exhibition che era andata in scena alla Triennale. Con i prototipi di mobili creati dallo studio Oma per Knoll. Creano angoli in cui si muovono visi dalle differenti età, quasi una strada di una metropoli portata fra quattro mura. Sono rocker in pensione, con redingote dal collo a contrasto e camicia con volant. Sono baby face di nuovi Tadzio vestiti con i quadratini indossati da Justin Bieber, come la cool generation di Parigi. Con colori vintage di azzurri carta da zucchero, di gialli ocra, di rosso. I figli rampanti della borghesia avranno nuove ossessioni. Vichy, maglioni in shetland, pelle pensate e doppiata per giubbini dalla linea squadrata con un touch 70s, dal sapore newyorkese. Fino allo smoking indossato con un pull.

Giudizio. Un messaggio di normalità che passa forte, moderno e articolato. Intanto colpisce come non ci siano borse. Quindi focus sui pezzi che non vogliono giocare la carta della riconoscibilità. Smontare i look sarà un pregio commerciale ma un possibile limite editoriale, dopo l’exploit dei servizi della scorsa collezione invernale. L’effetto d’insieme sembra funzionare meglio su un Prada boy, un nuovo pubblico giovane da far avvicinare a mondo della griffe. (riproduzione riservata)