18 Gennaio 2013

Vuitton scopre il dandyeti

Kim Jones immagina un viaggio sulle vette dell’Himalaya. Tra completi formali asciutti e cappotti oversize di montone, smoking monogrammati e grandi piumini. Conditi dalle stampe di un giardino infernale, disegnato dai fratelli Chapman, e accessori da scalata deluxe

Vuitton scopre  il dandyeti

La foto sullo sfondo con le vette innevate dell’Himalaya già racconta i grandi freddi. Perché Louis Vuitton continua nel suo universo del viaggio e si prepara ad affrontare i suoi sette anni in Tibet. O subito lì vicino, la montagna del reame di Buthan. «Quasi una fantasia e un luogo reale insieme», ha spiegato Kim Jones, mente creativa del menswear firmato Louis Vuitton, sotto l’egida del direttore artistico Marc Jacobs, «un posto esotico, quasi di un altro tempo». Unico sito abitato dai leopardi delle nevi, il cui pattern diventa una grafica-chiave della collezione. Aprendo lo show con cappotti con queste tracce animalier mixati a completi precisi. Pelliccia e tailoring, grandi piumini e coat in cashmere pressato, cinture da scalata e occhiali tondi da free climbing, cocco e trekking in una sintesi che crea il dandyeti, un gentleman a pelo rasato (non suo, chiaramente). Come il montone che irrompe prepotente nei grandi cappotti oversize e negli zaini da montagna rasoiati per disegnare le cifre del marchio. Sempre monogram cangiante nelle giacche da smoking, mentre irrompono le nuove fantasie disegnate dagli artisti Jake e Dinos Chapman, con animali antropomorfi dal sotto un po’ noir, «un giardino all’inferno». Spuntano scimmie e gatti che digrignano i denti anche su bag, seta e piccoli papillon. Da far girare la testa come il piccolo mappamondo-charms attaccato a una maxiborsa. Per ricordarsi che si parla di globetrotters.

Giudizio. Una collezione montata in modo scientifico, super bilanciata per esaltare tutte le categorie. Chiaramente più prevedibile il formale, molto presente. Interessante lo sportswear dalla mano preziosa e rich. (riproduzione riservata)