22 Febbraio 2013

La femme fatale di Prada

«Un’eleganza raw. Con una visione romantica a tratti anche dura». Miuccia Prada racconta così il suo percorso di sensualità dai tratti cinematografici, creato con abbinamenti dalla forte personalità. Fra tagli a ruota da new look e femminilità dark, coccodrillo dall’effetto vissuto e visone indossato con abiti-sottoveste. Per nuove veneri in pelliccia

di Stefano Roncato

La femme fatale di Prada

Prada-rk lady. Un diva felina e ferina. Sinuosa come la luna e le silhouette dei gatti neri proiettati sull’allestimento dalla mano industrial e superstizioso. Wild powerfull con pelliccia e pellami preziosi che ruotano su una silhouette per esaltare un new look. Raw-mantic. In quella crasi tra due mondi raccontata dalla stessa Miuccia Prada pochi secondi prima della sfilata. «Una visione romantica ma anche dura. Un’eleganza raw». Cruda. Rabbiosa negli accostamenti che osano. Nascosta dietro occhiali neri, bagnata nei capelli thriller dalla pioggia di un film di Dario Argento. Sfoggiata su un soundtrack dalle sonorità elettroniche d’antan. I Visage cantano Fade to grey, ma il grigio soccombe di fronte ad accostamenti nero e marrone, di giallo, di rossi, di quadri vichy apparentemente rassicuranti come un una pellicola di Doris Day. Sono pronte a mescolarsi, mixano giorno e sera. Richiamano un cortometraggio notturno per un racconto di varie femminilità, di forte sensualità ma sempre dal Dna very Prada. Come alcune modelle musa della maison che tornano in passerella. Kirsten Owen o Adriana Lima. Maria Carla Boscono o Jessica Stam, in un tubino come una nuova Marilyn Monroe. Hanno scollature esagerate da bombe del grande schermo. Spalline calate sui maglioni indossati sotto gli abiti. Manicotti in pelliccia effetto nuovo rococò, tagli a ruota per giacche, gonne e lunghi cappotti in coccodrillo invecchiato. In un mix visivamente potente da femme fatale, da direttora moda di un movie anni 50 un po’ Carmel Snow. Issate su sandali con para o scarpe maschili, con grandi borse a bauletto. Da condire con asimmetrie e fantasie british. E un touch di femminilità più esibita. Sono veneri in pelliccia e in piccole sottovesti ricamate ma tutte trasparenti. Con il finale che si ripercorre con le uscite perfettamente al contrario. Come una pellicola che si riavvolge.

Giudizio. Una sfilata blockbuster, un brivido modaiolo che finalmente scuote la Milano delle sfilate. Preziosa, molto ben articolata. Con un’attitude internazionale che conferma il talento di Miuccia Prada. (riproduzione riservata)