26 Febbraio 2013

Garçonne à la Armani

Un’attitudine wo-mannish venata di sensualità per la linea ammiraglia del designer. Tra pantaloni morbidi e giacche gioiello, lunghe gonne di velluto e colbacchi. E con la sfilata della prima linea il designer chiude una tre giorni di eventi, caratterizzata anche dal battesimo del nuovo gemellaggio eyewear con Luxottica e dalla sfilata dell’Emporio Armani

di Stefano Roncato

Garçonne  à la Armani

Garçonne e garçonniere. Androgina e provocante. Appeal maschile mescolato a dei tocchi di femminilità preziosa. Perché la donna disegnata da Giorgio Armani per la sua linea ammiraglia si veste di sensualità vibrante, nel basculare di una frangia gioiello. Nell’ondeggiare su tacchi laccati. Nel mostrare la pelle su una tuta decorata, con schiena rivelata da un gioco di top-bretella-gilet. «Questa collezione conferma un’idea più coraggiosa adatta ai tempi che viviamo oggi», ha spiegato a MFF Giorgio Armani, «mezzo uomo e mezza donna. Uomo e donna si possono rubare i vestiti tra loro». La silhouette si costruisce sulla morbidezza di pantaloni e gonne lunghe, di velluto. Si indossano con giacchine brevi con taglio a ruota, con mix di cavallino e pelle, con rimandi militareschi nella doppia fila di bottoni e boule che diventano una signature per gli accessori. Fino a un copricapo sferico che prende momentaneamente il posto dei colbacchi-rasta che ribilanciano le linee. In un’alternanza tra il dominio del nero e i rassicuranti mauve, tra bluse plissettate e cardigan grafici, tailleur con gonne-bermuda e mantelle fermate da una broche. Inizia una sera dove si gioca con il gigantismo di scolli e fiocchi, con pizzo e intagli, con cannuttiglie e guanti a rete ricamati. Fino a un top di piccole catene che illumina il finale. Eccentrico e sexy. A margine dello show il designer non risparmia qualche critica al sistema della moda, colpevole di essere troppo attento al côté spettacolare della passerella («È una cosa che non torna più nel 2013: fare spettacolo non è il senso della moda. Io faccio collezioni per vendere abiti, per vestire le donne nella vita reale»). Non risparmia qualche frecciatina ai colleghi, dai Dolce & Gabbana («Se qualcuno dice che il mio basco è pesante che cosa dire delle coroncine bizantine? Il cappello addosso alle mie modelle è plausibile, si può indossare») a Rei Kawakubo di Comme des garçons («Fa una moda difficile ma ha dentro di sé ha una visione che ha contribuito a cambiare tutto il sistema»). Il tutto con un’obiettivo preciso. «Questo sfogo non è una polemica verso qualcuno in particolare. Sto mettendo in discussione il concetto stesso di sfilata fatto in questa maniera... Bisogna fare dei vestiti capaci di vendere. Poi in pedana ognuno di noi tende a dare una lettura originale della sua estetica per dare un tocco in più di poesia e fantasia». E, quasi a sorpresa, dichiara anche di aver pensato di non sfilare più: «In passato l’ho fatto... ora sarebbe difficile eliminare la sfilata. I nuovi mercati sono attenti a questo momento di comunicazione». Dulcis in fundo, dice la sua anche sul rinnovo dei vertici della Cnmi-Camera nazionale della moda italiana, di cui Giorgio Armani non è socio. «La Cnmi deve difendere la moda italiana dagli attacchi esterni. Credo che a guidarla occorra una figura autorevole, in Italia e all’estero», ha concluso.

Giudizio. Un ritorno deciso a quell’estetica che ha decretato il successo della maison nel mondo. E in cui Giorgio Armani è giustamente un faro. Androginia venata di sottile sensualità. Accenti di contrasti con un soffio deluxe. (riproduzione riservata)