12 Marzo 2013

Cina e India a caccia di diamanti

Il boom di richieste da parte dei nuovi mercati e la costante crescita della domanda Usa porteranno il business a oltre 120 miliardi di dollari entro il 2020

di Milena Bello

Cina e India a caccia  di diamanti

Il mondo dei diamanti, come già accaduto in generale per il lusso, entra con forza sempre maggiore nel mirino degli acquisti dei cinesi e degli indiani. E la sostenuta domanda da parte di queste due regioni insieme a quella dell’area che ha contribuito cinematograficamente ad alimentare il sogno dei diamanti «migliori amici delle donne», ovvero gli Stati Uniti, spingeranno in modo decisivo il turnover del segmento diamond jewellery. Secondo uno studio condotto da Bain & company in collaborazione con Antwerp world diamond centre, ente che si occupa di coordinare e rappresentare ufficialmente il settore, il consumo globale di diamanti grezzi dai 15,6 miliardi di dollari (circa 12 miliardi di euro) nel 2011 dovrebbe raggiungere i 26 miliardi (circa 19,9 miliardi) entro il 2020 con un tasso di crescita annuale del 6% e con un aumento dei volumi e dei prezzi per singolo pezzo. «Prendendo poi in considerazione il valore finale di mercato della diamond jewellery, il giro d’affari dovrebbe, a parità di condizioni, arrivare a superare i 120 miliardi (circa 92 miliardi) dai 71 miliardi (circa 54,4 miliardi) attuali», ha spiegato a MFF Claudia D’Arpizio, partner di Bain & company ed esperta di mercati di lusso. A trainare l’incremento percentuale della domanda di preziosi è la Cina, paese che negli ultimi quattro anni è cresciuto del 9% diventando il secondo mercato mondiale con un fatturato che si avvicina ai 9 miliardi di dollari (circa 6,9 miliardi di euro). Qui oltre il 90% delle famiglie benestanti, ovvero della classe con un reddito annuo dai 15 mila dollari in su, possiede almeno un articolo di gioielleria con diamanti ma anche tra le classi meno agiate c’è un 20% che ne possiede. A un passo dalla Cina si trova l’India, sede principale al mondo di miniere di diamanti, che totalizza ricavi annuali per oltre 8,5 miliardi (circa 6,5 miliardi). «Qui l’acquisto avviene di più per una tendenza all’investimento, considerato più sicuro e redditizio di altri generi», ha aggiunto D’Arpizio. Una propensione che si regge poi su una rete commerciale ben strutturata con oltre 300 negozi di gioielli, sette volte in più che negli Usa e sei più della Cina, e la presenza di catene come Gitanjali, Cygnus e Diti orientate al mercato di massa. «Cina e India stanno registrando tassi di crescita di tutto rispetto», ha concluso l’esperta, «ma il differenziale da colmare con il principale mercato per i diamanti, gli Stati Uniti, è davvero importante. Negli Usa il valore della diamond jewellery è di circa 27 miliardi di dollari, vale a dire tre volte quello cinese e indiano. E, almeno per un po’ di tempo, saranno gli Usa a detenere lo scettro degli acquisti di diamanti», ha concluso. (riproduzione riservata)