17 Aprile 2013

Zucchi, via al rilancio dopo il piano salvezza

di Alessandro Wagner

Zucchi, via al rilancio dopo il piano salvezza

Il nuovo ceo Riccardo Carradori ha trasformato l’azienda da 159 milioni di euro di ricavi 2012 e punta tutto sull’italian style. Da esportare, innanzitutto, in Brasile. Alessandro Wagner

Girata la boa della salvezza, per il gruppo Zucchi è arrivata l’ora del rilancio. Un termine che suona ancora riduttivo di fronte al piano d’intervento a 360 gradi varato dal nuovo ceo Riccardo Carradori, un piano sul quale il sipario, dopo alcuni test, si alzerà nei prossimi giorni: e si potrà allora vedere che, dietro, nulla è più come prima. La data emblematica del nuovo corso sarà il 14 maggio, quando sarà inaugurato il nuovo megastore Zucchi di corso Genova a Milano, realizzato secondo il nuovo concept retail del marchio, che è qualcosa di più di un concept, è anche il passaggio da una dimensione retail di piccole dimensioni a spazi differenziati (arriveranno anche i corner) ma in linea di principio ben più ampi, dove potrà trovare spazio anche la diversificazione di prodotto che Corradori ha iniziato ad attuare. Ma è innanzitutto il core business che è stato completamente rivisitato, a partire dal riposizionamento dei due home brand Zucchi e Bassetti. Più sofisticato il primo, con una nuova enfasi sull’italian style e sulla profondità della storia aziendale, e focalizzato soprattutto sul canale retail (e il cui marchio è diventato Zucchi home fashion). Più innovativo e rivolto alla multicanalità il secondo. Ma entrambi caratterizzati da scelte stilistiche più contemporanee e dalla nascita di collezioni completamente nuove. Che nel caso di Zucchi si sono tradotte anche in nuove label: Zucchi tribe (nuova linea junior), Zucchi easy chic (minimale e colorata), Zucchi suite (un omaggio alle infinite declinazioni del bianco, nei materiali più preziosi) e infine Zucchi collection, il progetto forse più ambizioso perché è anche la principale porta d’accesso alle prime diversificazioni di prodotto. Zucchi collection si ispira agli antichi blocchi di stampa della ricca collezione storica della casa (64 mila blocchi che vanno dal 1785 al 1935) e ne reinterpreta i motivi, per esempio giocando coi macro-paisley o con le decorazioni floreali o geometriche. Ma «The Zucchi collection of antiques handblocks» rappresenta anche lo spunto per cominciare ad ampliare l’offerta merceologica, in altri segmenti, innanzitutto nell’oggettistica in porcellana; e anche per introdurre un nuovo packaging più elegante e un sistema di etichettature con timbri a secco personalizzati, altre novità propedeutiche al piano di aperture retail, in Italia ma anche all’estero, dove Zucchi vuole posizionarsi come l’alfiere del made in Italy e dello stile italiano nel suo specifico settore. Il primo importante passo in questa direzione è già stato fatto in Brasile, dove è stata da poco costituita una filiale locale. La coralità degli interventi del piano che Carradori ha messo a punto esattamente un anno fa, quando è stato chiamato alla guida di Zucchi (mentre Matteo Zucchi, che sin qui ricopriva la doppia carica, ha mantenuto la presidenza) si dispiegherà pienamente nei prossimi esercizi, grazie anche al nuovo piano di ricapitalizzazione del gruppo da 159 milioni di euro di ricavi 2012 (-14%) concordato fra le banche creditrici, la famiglia Zucchi e Gianluigi Buffon. Un piano che cambierà definitivamente gli equilibri azionari, con le banche che entreranno nel capitale consolidando 15 milioni di euro di debiti a medio-lungo termine e Buffon che ha garantito la sottoscrizione dei diritti inoptati e che dunque diventerà presumibilmente l’azionista di riferimento. (riproduzione riservata)