12 Settembre 2013

Shows

di Fabio Maria Damato (New York)

Shows

L’ascetismo di Band of outsiders

Outfit fotocopia figli di un gusto clericale, asessuato e sempre più concettuale. Band of outsider, la creatura di Scott Srenberg, continua a giocare, almeno nel linguaggio dello show, con quel pentagramma estetico Made in Usa, tra una finta insegna Hollywood con prospettiva delle luci di Los Angeles come scenografia e una colonna sonora true midwest. Referenze però mai tradotte, o meglio abbandonate, sui capi mandati in pedana senza una vera sequenza geografica e temporale. In scena 37 outfit tra silhouette ingigantite, orli tagliati a fazzoletto, casacche maxi e pantaloni fluidi, qualche accenno di sportswear e tracce di colore geometrico. Ma il progetto d’insieme sembra essere frutti di un ascetismo alieno agli stilemi moderni. Quelli da sempre interpretati dalle creature moderne portate in passerella dal marchio.

Giudizio. Scott Stenberg persiste su un binario che lo sta portando lontano da quell’aurea kennediana alla quale aveva abituato il suo pubblico. Ma il creativo a stelle strisce guarda con ottimismo al futuro, pur restando per il momento ancora senza un investitore di minoranza del quale è in cerca da mesi (vedere MFF dell’1 marzo).

L’estate clean di Rag & Bone

Sartorialità nanotecnologica. Casual e urbano in virtuosismi da night out 80s. Il guardaroba di Rag & Bone, marchio fondato da Marcus Wainwright e David Neville, segue le orme di un percorso a lui famigliare. Pezzi svelti, tessuti sperimentali e immagine very clean, dove il decoro e ridotto a sovrapposizioni di garze impalpabili, margherite a sbalzo e tagli asimmetrici. Seguendo un filo conduttore metropolitano con riferimenti al mondo dello sport: dalla pelle impunturata come microfibra agli abiti a nido d’ape, fino alle maglie dai lembi allungati che sembrano balzate fuori dal guardaroba di una campionessa di golf. La sottoveste, vero tormentone creativo delle passerelle per la primavera-estate 2014, sembra la divisa 24/7: sdrammatizzata da giacche boyfriend al mattino, e resa più grintosa da colori dark per l’evening.

Giudizio. Fedele a se stessa e piacevole, la collezione di Rag & Bone spinge l’acceleratore sull’ossessione di essere cool.

La primavera siderale di Helmut Lang

Aliene siderali. Archistar delle forme. È un’estate glaciale, quella di Helmut Lang, etichetta ormai disegnata dal suo rilancio, avvenuto cinque stagioni fa, da Nicole e Michael Colovos. I tessuti-superfici sono forgiati come lamine ripiegate su se stesse. Dal top alla gonna, passando per la giacca, tutto ha l’orlo-decoro a contrasto. E se nella prima parte di bianchi e neri si percepisce una sensibilità a certe architetture forgiate dalla matita di Tadao Ando, è nei dress passione che si riscopre il vigore cromatico delle tele di Mark Rothko.

Giudizio. Sarà pur vero che competere con il lavoro di un creativo rivoluzionario come mister Helmut Lang non è cosa facile, ma non riuscire a catturare l’immaginario dello spettatore con uno show senza sapore è ben altra faccenda. Il percorso creativo del duo rimane fedele alla sua breve storia: non dispiace, ma non riesce ad appassionare. (riproduzione riservata)