13 Settembre 2013

Calvin Klein festeggia dieci anni di Usa style

Mentre a New York sale in passerella il womenswear della primavera 2014 che chiude la fashion week, il brand del gruppo Pvh celebra il decennale di creatività dei suoi quattro storici designer: Francisco Costa (donna), Italo Zucchelli (uomo), Kevin Carrigan (denim) e Ulrich Grimm (accessori)

Calvin Klein festeggia  dieci anni di Usa style

Festeggiamenti in grande stile per Calvin Klein, griffe a stelle e strisce che ieri ha celebrato, con lo show donna e un party scatenato, il decimo anniversario al timone creativo dei suoi quattro designer: rispettivamente Francisco Costa e Italo Zucchelli, numeri uno del womenswear e menswear a etichetta Calvin Klein collection, Kevin Carrigan, direttore creativo globale jeans, e Ulrich Grimm, creative director globale accessori uomo e donna. Un traguardo importante per il marchio che fa capo alla conglomerata Pvh che ha chiuso il primo trimestre dell’anno con ricavi per 1,42 miliardi di dollari in corsa del +34%. E per celebrare l’anniversario lo show femminile (vedere articolo a pagina II) ha traslocato dal suo solito spazio a due passi da Times square nei più capienti Spring studios vicino Gramercy park. Una storia, quella scritta da Calvin Klein, la sua fondata sull’assoluto rigore minimalista delle forme. E poi le campagne con Brooke Shields, fresca di Pretty baby, nelle quali non indossava niente tra lei e i suoi (jeans) Calvin. O ancora, gli scatti con Marky Mark Wahlberg vestito solo di boxer best seller. Senza dimenticare l’Obsession per un’acerba Kate Moss e la tribù giovanilistica raccontata dalla comunicazione di CK One. «Prima di approdare qui, ho sempre pensato che Calvin Klein fosse il simbolo stesso della moda americana, due sinonimi da tramandare di mano in mano», ha raccontato a MFF Francisco Costa, un clinicalista convinto, capace in una decade di scrivere una nuova e convincente pagina di moda del marchio. «Ricordo ancora quando Calvin Klein mi ha chiamato la prima volta. Io vivevo a Londra e lavoravo per Gucci sotto la direzione creativa di Tom Ford, ma non mi sentivo ancora pronto per andare via. Un anno dopo però Calvin cercava ancora uno stilista per il womenswear e io decisi di richiamarlo e ci incontrammo per la prima volta. Lui mi assoldò per quel lavoro e da allora la mia vita è cambiata», ha aggiunto il designer protagonista di questa intervista esclusiva. Accanto a lui l’italiano Italo Zucchelli, anch’esso acclamato dai fashion insider con la sua attitude active-performante con cui ha dipinto il menswear. «Ho sempre pensato a Calvin Klein come una icona della sofisticatezza clean, ma allo stesso tempo una marca con una forte connection con la pop culture e una provocatoria immagine sexy», ha poi spiegato il creativo ligure. «La fashion house ha sempre avuto un appeal molto internazionale, e io oggi mi sento parte di questa realtà. Mi sento in dovere ogni giorno di continuare a raccontare una storia che abbia una rilevanza per i tempi nei quali viviamo. Rileggendo e restando fedeli ai codici estetici del fondatore, ma in qualche modo con un linguaggio contemporaneo. Questa è la mia sfida». Ma a supportare i due volti probabilmente più noti della maison a stelle e strisce ci pensano, da altrettanti dieci anni, Kevin Carrigan e Ulrich Grimm. Il primo, responsabile globale del jeans, dell’underwear, del progetto Platinum e della White. «Ben 15 anni fa ho accettato senza esitazioni il lavoro nell’ufficio creativo di questo marchio. Ovviamente per l’onore di lavorare per una tale importante realtà, ma soprattutto perché la mia estetica era vicina e compatibili con quella del marchio. Mr. Klein», ha aggiunto, «mi incontrò nel suo ufficio per la prima volta e quello stesso giorno mi chiese di far parte del suo team. Oggi come ieri abbiamo una costante nel modo di operare: lavoriamo moltissimo sui materiali e sulle forme... il fit è fondamentale per raccontare il nostro progetto». Ma è Ulrich Grimm, numero uno degli accessori uomo e donna Calvin Klein ad avere l’ultima parola nel ricordare la sua avventura all’interno della griffe: «A metà degli anni 90 la label era una delle più grandi e iconiche realtà del tempo. Zack Carr, un comune amico nel circolo di Calvin, mi introdusse al fondatore, che successivamente decise di prendermi a lavorare con se. Il marchio si stava espandendo», ha concluso, «e le calzature insieme agli accessori erano appena stati lanciati come summa estetica della griffe. Un approccio che ancora oggi conserviamo». Insieme formano il quartetto d’oro della maison americana, che nel fashion system sembra essere uno dei pochi esempi di come quattro menti creative possano coabitare e lavorare alla definizione di un progetto estetico. Che ieri, come oggi, è cementato nel rispetto di un vocabolario scritto da mister Calvin Klein. (riproduzione riservata)