13 Dicembre 2014

Gucci, dopo quattro anni di crescita, cinque trimestri in calo

di Alessandro Wagner

Gucci, dopo quattro anni di crescita, cinque trimestri in calo

Prima quattro anni di crescita vorticosa. Poi cinque trimestri consecutivi in calo. Prima, oltre 1,3 miliardi di new business. Poi, unico brand del lusso del gruppo Kering ad arretrare, un costante scivolamento che ormai si protrae da metà 2013. In evidente contrasto con la parallela, costante ascesa a doppia cifra percentuale di Bottega veneta, nonché con il ritrovato smalto di Saint Laurent: in termini di fatturato, si riassume così l’era di Patrizio di Marco al timone di Gucci, un’esperienza che era iniziata il primo gennaio 2009 raccogliendo l’eredità di Mark Lee, il manager oggi alla guida di Barney’s, arrivato al timone di Gucci a partire dall’esercizio 2005. Proveniente da Saint Laurent, Lee aveva assunto l’incarico di ceo del brand Gucci quando il marchio fiorentino registrava ricavi per 1,8 miliardi; il 31 dicembre 2008, al momento del passaggio di testimone, la maison fatturava oltre 500 milioni in più. Dunque una dinamica già di forte crescita, che nei quattro anni successivi di Marco ha trasformato in un decollo vertiginoso, toccando l’apice a fine 2012, quando il brand della doppia G ha chiuso con ricavi-record per 3,639 miliardi. Nel 2013 però la spinta propulsiva ha cominciato a dare segni di esaurimento: la crescita nel primo e nel secondo quarter si è ridotta rispettivamente a +2,1% e +1%, per diventare un caduta del 5,4% nel terzo trimestre e del 5,5% nell’ultimo quarter, con l’intero esercizio che ha chiuso in flessione del 2,1%: un risultato che deve aver provocato qualche dispiacere, perché Gucci restava sì il primo brand italiano in termini di vendite, ma come gruppo, per la prima volta, veniva superato da Prada. Per tutto il 2014 poi il gruppo fiorentino ha continuato a perdere posizioni: -3,2% il primo trimestre, -5,7% il secondo, -1,6% il terzo, per un complessivo -3,5% nei nove mesi. Mentre negli stessi nove mesi Bottega veneta segnava +12%, Saint Laurent +26,8% e l’aggregato degli altri brand fashion di Kering +11,8%. Naturalmente è difficile capire quali siano i motivi che hanno originato la fase di affaticamento di Gucci, e attribuire il calo semplicemente alla gestione di Di Marco, stride evidentemente con la crescita degli anni precedenti. Ma dall’esterno, l’andamento dei numeri è l’unico dato che fornisce una chiave di lettura sull’avvicendamento repentino al vertice (riproduzione riservata)