15 Novembre 2016

Napoli, moda in vetrina con Ice

Bilancio positivo per la nuova edizione di Naples meets the world, che ha portato sotto i riflettori 66 realtà campane, regione dove il settore del tessile-abbigliamento genera 1,1 miliardi di euro. «Iniziative come queste sono fondamentali per il made in Italy e vanno sostenute», ha spiegato a MFF Ivan Scalfarotto, sottosegretario del MiSe.

di Michela Zio (Napoli)

Napoli, moda in vetrina con Ice

In Campania il settore del tessile abbigliamento genera un turnover di 1,1 miliardi di euro a fronte di circa 36.200 addetti. È nata su queste premesse la nuova edizione di Naples meets the world, il progetto dell’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che è parte del Piano export sud, finanziato con fondi Pac-Piano Azione e Coesione a sostegno delle realtà produttive che operano in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia; il tutto per accendere i riflettori su quel mezzogiorno d’Italia che impiega 90 mila addetti in un settore, quello del tessile-abbigliamento-accessori, che genera un fatturato pari a 6,7 miliardi di euro. Naples meets the world, nato in collaborazione con Sace, Simest, Unione Industriali Napoli e Smi-Sistema moda Italia, ha centrato l’obiettivo: mettere in contatto attraverso una serie di incontri commerciali B2B le 66 aziende campane scelte con i buyer stranieri e alcune testate giornalistiche internazionali. In un programma che per due giorni, uno di esposizione e incontri nel Centro congressi della Stazione marittima di Napoli e uno di confronto tra operatori nel meeting della sede centrale di Banco di Napoli ha messo al centro dell’attenzione le grandi potenzialità di una regione che vanta segmenti d’eccellenza, come il sartoriale da uomo o le calzature. La delegazione estera composta da un gruppo di 80 buyer e giornalisti provenienti da 17 paesi tra Belgio, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Svezia, Australia, Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia, Kazakistan, Azerbaijan, Libano, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha approcciato aziende che, step by step, sono cresciute anche sotto il profilo dello stile puntando alle boutique non solo più italiane. Come Hanita, il brand prodotto dalla Push di Nola (Napoli). «Negli ultimi tre anni la nostra quota export è passata da poco più di zero al 25%», ha detto a MFF Carlo Casillo, numero uno della srl campana, «perchè abbiamo iniziato a vendere le nostre collezioni in alcuni Paesi europei, ma anche in Medio Oriente e nel Far East, con l’obiettivo di conquistare presto anche il mercato americano». Particolarmente apprezzate dagli operatori stranieri anche marchi ecofriendly come Joy, che dopo trent’anni di pelletteria tradizionale ha sposato il filone conscious. O ancora le creazioni upcycled della giovanissima Carlotta Scarabeo, autrice di una linea di bijoux realizzata con il cordame delle navi e avanzi di tubature in rame. Un successo per tutti, dunque, che potrebbe portare, nel 2017 a una quarta edizione estesa anche ad altre eccellenze locali. «Iniziative come queste sono fondamentali per il made in Italy. Suscitano attenzione ed entusiasmo e vanno sostenute», ha poi aggiunto a MFF Ivan Scalfarotto, sottosegretario del MiSe-Ministero per lo Sviluppo economico, anticipando che il governo è pronto a scendere ancora in campo : « I fondi per il Piano Sud stanno per essere rifinanziati e saranno potenziati con quelli europei». (riproduzione riservata)