13 Dicembre 2016

La nuova Gucciland

Iconografia orientale e citazioni neo preppy, layering sportivi e lavorazioni couture per la collezione pre fall 2017 disegnata da Alessandro Michele E svelata, in anteprima a MFF, nell’headquarter di 35 mila metri quadrati appena aperto in via Mecenate, a Milano, dove il prossimo febbraio si terrà il primo show che unirà donna e uomo

di Stefano Roncato

La nuova Gucciland

Gucci alza il volume. Con quella melodia in crescendo che ha caratterizzato tutto il nuovo corso della fashion house nell’era Alessandro Michele. Oggi viene infatti svelata, con un new step visivo, la collezione pre fall 2017 che entrerà nei negozi il prossimo aprile. Un’Epifania visiva a tinte forti, una collisione onirica tra couture e streetstyle, tra iconografia orientale e neo-preppy, Hollywood e sport, una crasi tra i Tenenbaum’s e David Bowie. Un Eden lisergico composto da 86 look che ribadisce un mantra, viaggiare con la mente, muoversi, andare in uno, nessuno, centomila luoghi. In fondo il nuovo corso della fashion house ha questa doppia anima, fisica plus immaginaria, è real and fairy. Quell’ispirazione estetica del direttore creativo Michele che prende a prestito da ricordi o da sogni per le collezioni. Quell’imprinting di comunicazione che ha picchiato forte nell’universo digitale, spingendo sul mondo dei social per toccare il mondo con un dito. E poi il ribadire il lato terreno. La nuova sede della doppia G, appena nata in via Mecenate a Milano, in divenire con i suoi 35 mila metri quadrati. Dove oggi viene svelata la pre fall 2017. E dove a febbraio verrà suggellato il primo show unico donna più uomo che ha rotto le regole degli show canonici per casa Gucci. O, sempre a Milano, la riapertura in questi giorni del negozio in Galleria Vittorio Emanuele II (vedere box in pagina). Gucciland è concreta e impalpabile come sottolineano in un parallelismo estetico i look della prefall. Incastonati da gioielli cosparsi di cristalli, fiocchi-deluxe, perle anche per i bottoni e i nuovi bracciali portati a metà delle mani. Che impugnano alcune novità. La borghesia del modello Sylvie declinato in versione oversize o la nuova linea di borse con la chiusura con l’ape. Senza dimenticare l’arrivo delle beltbag, strette in vita come un marsupio evoluto, a sottolineare un nuovo brivido sportivo che permea nella collezione. Le strisce del web hanno questa naturale inclinazione. Nascono sovrapposizioni di leggings, stampe floreali sul jersey tecnico, maglie zippate con maniche volant come una goth-leader. Cappucci su un tailleur bouclé, da portare sempre con leggings a funghetti. Il layering è anche tridimensionale, di concetti sovrapposti sullo stesso capo. Bolerini con tre tipi di pelliccia e ricami fareasten. Abiti lunghi in un patchwork di stampe diverse, tra cui la nuova print cuori e pistole. Tra cappe multicolor con teste feline, maglieria ipergrafica, visi di tigre, forme più morbide per capispalla rubati all’uomo. Sono battezzati con ricami e iconografia porte bonheur, come XXV, cui Alessandro Michele è molto legato o dalla mano asiatica. Sono China girl cantate dal Duca Bianco, con un po’ di spavalderia seventies. Pantaloni svasati, biker riletti, tra borchie e mutazioni in cappotti con lavorazioni dell’alpaca a losanghe. Tra mocassini dorati issati su platform. Con dragoni anche sugli stivali, con carpe ricamate, con crazy cat sulle mantelle a righe. In quell’iconografia animale pop e naïf, di coniglietti e gatti che fanno su una navicella spaziale su una gonna. Space come i ricami con patch a forma di Saturno e di Ufo. In fondo la nuova sede di Gucci era una fabbrica aeronautica. Viene in mente un certo luogo misterioso, una certa Area 51. (riproduzione riservata)