3 Gennaio 2017

Firenze, tre griffe pronte alla rivoluzione

Grandi manovre nella città toscana per un trittico di maison legate a doppio filo con il territorio Con Salvatore Ferragamo che si prepara a battezzare il nuovo team managerial-creativo. Con Pucci nel bel mezzo di un trasloco, contro cui si stanno battendo i sindacati. E con Roberto Cavalli, che dopo i tagli del 2016 è pronto a investire e a svelare la nuova leadership stilistica

di Matteo Minà (Firenze)

Firenze, tre griffe pronte alla rivoluzione

Un nuovo anno che si apre nel segno delle grandi sfide per tre maison fiorentine. Dopo un periodo di intense manovre che hanno segnato buona parte del 2016, in un contesto macroeconomico di incertezza che ha pesato sull’andamento di molte società del lusso, i 12 mesi appena iniziati vedranno l’avvio di un nuovo corso per Roberto Cavalli, Emilio Pucci e Salvatore Ferragamo, maison chiamate ad affrontare importanti sfide internazionali. Durante l’anno scorso, infatti, le tre realtà legate al capoluogo toscano hanno dato il via a vere e proprie rivoluzioni. I primi due brand hanno fatto scelte strategiche diametralmente opposte: Cavalli (vedere MFF del 13 ottobre 2016) ha varato un grande piano di riorganizzazione con la chiusura degli uffici milanesi e la conseguente scelta di focalizzarsi sulla sede fiorentina, mentre Pucci (vedere MFF del 18 ottobre 2016) ha deciso di trasferire i dipendenti dell’headquarter in riva d’Arno nella città meneghina. Ferragamo, invece, ha cambiato profondamente assetto organizzativo, rinnovando sia il top management sia la direzione creativa. E per tutte il 2017 segnerà l’inizio di un nuovo capitolo nella loro lunga storia.

A partire da Salvatore Ferragamo per cui l’esercizio appena iniziato coincide con l’inizio di una nuova era. L’anno scorso, la società che ha chiuso i nove mesi 2016 con ricavi per 1,014 miliardi di euro (-0,7% a cambi correnti), un risultato operativo lordo di 216 milioni (-0,7%), un ebit di 170 milioni (-2,1%), ha ingaggiato Eraldo Poletto come nuovo amministratore delegato e Ugo Giorcelli nel ruolo di cfo. Sul fronte creativo ha invece accolto Fulvio Rigoni come nuovo direttore creativo per il womenswear e Paul Andrew nel ruolo di stilista per le calzature, il primo nella storia della griffe dalla scomparsa del fondatore. Inoltre, ha annunciato l’ingresso dello stilista Guillaume Meilland in qualità di design director delle collezioni ready-to-wear uomo. E tutti e tre debutteranno ufficialmente nell’autunno-inverno 2017/18 con la loro visione creativa per la maison (solo Rigoni è salito in passerella a settembre con una prima stagione test del ready to wear donna). Scelte strategiche compiute dal gruppo toscano per realizzare un radicale piano di rinnovamento nel segno della continuità, progetto focalizzato su tre asset e sintetizzato il mese scorso dallo stesso Poletto durante una conference con gli analisti. «Innanzitutto, ci occuperemo del brand. Il nostro desiderio è quello di renderlo più moderno e contemporaneo, visto che il suo fondatore venne universalmente riconosciuto per la sua capacità di rinnovare. Time is now. Questo sarà il nostro motto», ha detto il nuovo ad, chiamato a sostituire l’uscente Michele Norsa. «L’altro aspetto su cui si concentreranno i nostri sforzi è quello relativo al prodotto, nell’ottica di renderlo il più desiderabile possibile. Infine, intendiamo focalizzarci sulla nostra rete retail. In questo momento, siamo già ben presenti nella Greater China, in Giappone, negli Stati Uniti e in Europa e sono convinto che la crescita vera non possa essere veicolata dai nuovi store quanto dal miglioramento dei risultati di quelli già esistenti, adottando delle strategie che mettano al centro il consumatore».

Anche per Emilio Pucci il 2017 segnerà una metamorfosi senza precedenti. Quando a metà ottobre la griffe di Lvmh ha annunciato di volersi focalizzare su Milano e Bologna e lasciare Firenze, città legata a doppio filo alla maison fondata nel 1947, e lo storico Palazzo Pucci, la notizia ha creato non poche polemiche, sia nel mondo politico sia economico della città. Anche lo stesso sindaco del capoluogo, Dario Nardella, si è battuto per far restare il brand, convinto che: «Pucci senza Firenze perderebbe il suo valore più profondo, che lega questo marchio alla storia della città». Ma l’azienda ha ribadito la sua volontà. Alla base della decisione dei vertici del marchio, oggi guidato a livello creativo da Massimo Giorgetti, ci sarebbe la constatazione della centralità del capoluogo lombardo, strategico per il mercato del lusso e per il futuro della label. La società ha motivato la scelta di operare i trasferimenti da gennaio a marzo prossimi con una breve nota: «La decisione di Emilio Pucci di trasferire i dipendenti della sede fiorentina negli uffici di Milano è stata presa per riunire tutte le funzioni non produttive in un’unica sede. L’obiettivo è creare una maggiore efficienza e una migliore sinergia operativa». Dopo l’annuncio da parte della società nell’orbita del gruppo Bernard Arnault è seguito un primo periodo di incontro con i sindacati e le istituzioni per garantire la tutela dei lavoratori. Le trattative si sono poi rotte e c’è ancora incertezza sulle sorti dei dipendenti che non hanno optato per il trasferimento a Milano, visto che in un primo tempo era emerso che chi non avesse esercitato l’opzione sarebbe stato licenziato. Incerte sono anche le sorti dello storico headquarter fiorentino, building che, come ha fatto capire la maison, sarà presumibilmente utilizzato per attività culturali e formative di Lvmh. Ma non è escluso possa diventare vero e proprio museo dedicato alla storia del marchio. Intanto i vertici sono al lavoro per sistemare tutto e arrivare alle sfilate di Milano moda donna, il prossimo febbraio, portando in scena il ready to wear 2017/18 del marchio e svelando, in contemporanea, il nuovo business plan.

Per Roberto Cavalli, invece, il 2016 è stato quello dei tagli, in vista di un 2017 all’insegna della ripartenza. L’anno appena concluso ha visto infatti una radicale riorganizzazione aziendale e l’interruzione del rapporto con il suo direttore creativo, Peter Dundas, che da sole tre stagioni guidava lo stile. Il tutto annunciando la chiusura della sede e dell’ufficio stile di Milano con trasferimento di tutte le funzioni nella sede di Osmannoro (Firenze) e la razionalizzazione della produzione, della logistica e della rete retail, attraverso una serie di chiusure di alcune boutique non performanti. Questi in sintesi i punti chiave del progetto di rilancio annunciato dal nuovo amministratore delegato Gian Giacomo Ferraris. L’obiettivo del piano sarà quello di portare a break-even l’ebitda entro il 2018 e assicurare solide prospettive per la maison fiorentina fondata nel 1970 e che dal 2015 fa capo al fondo Clessidra. La società dovrebbe chiudere il 2016 con ricavi in ulteriore contrazione tra 155 e 160 milioni di euro, dopo un esercizio precedente con un fatturato di 179,7 milioni di euro (-14,2%). Alla decisione dei vertici del brand sono seguiti scioperi dei lavoratori e incontri tra azienda e sigle sindacali. A metà mese scorso l’accordo perfezionato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha confermato da una parte la definitiva rinuncia alla sede di Milano, ma dall’altra ha diminuito il fronte esuberi, che ora scenderanno dai 115 annunciati a 84, su un totale di oltre 670 dipendenti in tutto il mondo. «Siamo molto soddisfatti di questo accordo, che è propedeutico al rilancio dell’azienda su cui stiamo lavorando con impegno e dedizione. Sono convinto che Cavalli abbia in sé quanto necessario per ripartire», ha dichiarato a seguito dell’intesa lo stesso Ferraris. Che in questi giorni sta lavorando alla ridefinizione del vertice creativo della griffe. Perché se il ready to wear uomo e donna targati fall-winter2017/18 verranno curati dall’ufficio stile interno, il management vuole essere pronto ad annunciare il nuovo stilista tra gennaio e febbraio, facendolo debuttare con la spring-summer 2018. Iniziando, davvero, la nuova era della griffe. (riproduzione riservata)