10 Gennaio 2017

Moncler ad arte con Liu Bolin

La label di Ruffini, che ha chiuso i nove mesi con ricavi per 639,3 milioni (+14%), ha chiamato l’artista cinese per collaborare con Annie Leibovitz alla nuova campagna 2017.

di Francesca Manuzzi

Moncler ad arte con Liu Bolin
Il work in progress della campagna con Liu Bolin

Il 2017 sarà l’anno della post-realtà. E Moncler, la maison d’alta quota guidata da Remo Ruffini, anticiperà i tempi con una campagna pubblicitaria tra arte, illusione ottica e realtà concreta. Le capacità di mimesi dell’artista cinese Liu Bolin entreranno infatti negli scatti di Annie Leibovitz per la campagna primavera-estate 2017 della label, che ha chiuso i nove mesi con ricavi consolidati per 639,3 milioni di euro, in progressione del 14%. «Per Moncler le campagne pubblicitarie vanno oltre la concezione tradizionale a essa riferita», ha spiegato a MFF Remo Ruffini, chairman e presidente di Moncler. «Gli straordinari interpreti dell’obiettivo con i quali collaboriamo per la realizzazione delle nostre campagne istituzionali hanno sempre creato delle opere eccezionali. Immagini e immaginari liberi, autonomi, che superano i codici convenzionali della fotografia di moda e della pubblicità. Perché gli scatti pubblicitari siano senza tempo proprio come una giacca Moncler». L’immagine della label diventa così un’estasi camaleontica camouflage, che prende vita tra gli scaffali e i volumi di un’antica libreria della Grande mela o tra il foliage di alberi e fronde di Central park. Il maestro dell’illusione, nato nel 1973 a Shandong e basato a Pechino, per la sua opera ha reso visibile soltanto i contorni delle speciali tute di Doudoune legère, realizzate ad hoc dal marchio del galletto, dipingendole in mimesi alla scena circostante. «L’arte scaturisce dalla vita e ogni buon lavoro artistico è strettamente correlato e rilevante per il nostro tempo, stimolando un pensiero critico sulla società», ha poi detto a MFF Bolin. «La collaborazione con Moncler svela la mia intenzione di invitare ogni singolo individuo a sperimentare e includere l’arte nel quotidiano. Perché in questo momento di passaggio tra era post-industriale ed età virtuale, il punto di partenza per il mio lavoro artistico è l’interrelazione tra moderna tecnologia, paesaggi man-made ed esseri umani. Mimetizzandomi nella più vecchia libreria di New York city e a Central park vestito Moncler, rappresento lo sviluppo della nostra società, così come la civilizzazione», ha concluso l’artista. (riproduzione riservata)