11 Gennaio 2017

Shows

di Rosario Morabito (Londra)

Shows

Pastiche folk à la Crutchley

Partendo dai ritratti rinascimentali e filtrando, via via, input e ispirazioni diverse che vanno dal mondo classico della Grecia all’era di Mtv, Edward Crutchley si cimenta in una collezione variegata: un pastiche folk con forme rilassate e toni caldi sporcati da una venatura urbana e giovanile. I motivi floreali traggono spunto da stampe del 18esimo secolo, il comfort del cashmere fa da contraltare a nylon quasi cangiante o al jacquard di seta, che approda anche sui bomber.

Giudizio. Oriente e Occidente, passato e presente si mescolano in una collezione un po’ difficile e di non immediata comprensione.

L’incertezza dark di Matthew Miller

Total black, dettagli combat e facce rigide: c’è poco da ridere nell’inverno di Matthew Miller. Il giovane designer, sempre attento a interpretare stilisticamente lo spirito del tempo, non può che risentire del clima di generale incertezza. Camicie, cappotti, felpe con cappuccio, pantaloni sartoriali slim: c’è quello che serve, sempre in nero e con tagli basic, quasi monastici. E poi ci sono gilet e zaini militareschi da guerriglia urbana. E sciarpe stampate in collaborazione con Design Lab Japan: un velo di speranza.

Giudizio. Se la moda è specchio dei tempi, il lavoro di Miller serve da cartina di tornasole: attualità portabile.

Il cinismo pop di Shannon

Come sopravvivere al 2016? Come immaginare un mondo post-Brexit e post-Trump? Christopher Shannon è fra chi si pone la domanda, e la risposta è una collezione cinicamente realista. I loghi di noti brand commerciali vengono riformulati secondo logiche di ad-busting: «Loss International» o «Constant Stress (I’m done)» sono i nuovi slogan di ribellione. Il guardaroba casual e disimpegnato, fatto di tute morbide e denim jacket patchwork, mette un argine al pessimismo.

Giudizio. Ottima prova per il designer inglese, che infonde una vena politica alla collezione senza tradire il suo Dna creativo.

La tradizione by Joseph

La sfida di Joseph è: «Rendere il tradizionale non tradizionale». Come fare? Partendo dai cardini del guardaroba maschile e femminile, cui vengono giustapposte piccole rivisitazioni seguendo la linea della tradizionale eccentricità british. I check hanno colori insoliti e luminosi come il celeste, il rosso, il bianco e il blu, e diventano signature pattern per completi sartoriali. Camicie e cappotti hanno dettagli insoliti quando si guarda ai bottoni o alle cerniere, e si indossano su pantaloni di neoprene con banda colorata a contrasto.

Giudizio. Il retailer inglese riesce a reinventarsi in maniera credibile, tenendo d’occhio gli ultimi trend.

L’intimismo chic di Qasimi

Chi non ricorda la famosa performance Bed in, con protagonisti John Lennon e Yoko Ono? Khalid Al’Qasimi ne ha preso in prestito riflessioni di tipo estetico, anziché politico, facendo del contrasto fra interni ed esterni, intimità e strada, il tema portante della collezione Qasimi. Un esperimento riuscito nella delicatezza dei toni e delle texture. Che caratterizzano pantaloni cargo sartoriali da portare su ciabatte ricamate in arabo.

Giudizio. Collezione solida sotto il profilo della qualità, desiderabile al tatto e convincente dal punto di vista estetico: prova superata per Qasimi.

Re-made firmato Raeburn

Collezione complessa per il profeta del re-made in England, Christopher Raeburn. Il suo urbanesimo a strati rilegge i propri codici e si accende di idee nuove. Dalla reiezione soft del camouflage per tute, montgomery e giacche zappate unisex, agli elementi tecnico-militari che tornato arricchiti di cinture, tasche e chiusure a velcro. Il tradizionale activewear si scopre questa volta comfy, ma resta votato alla funzionalità in ogni singolo pezzo.

Giudizio. Coerente e prestante, la moda di Raeburn non tradisce le aspettative. (riproduzione riservata)