11 Gennaio 2017

Woolrich, via alla newco per le calzature

Wp lavori in corso, a cui fa capo il brand e che guida la neocostituita Woolrich international, ha creato una società con Giano per debuttare nel nuovo segmento, svelato in anteprima a Pitti immagine uomo. E dopo aver chiuso il 2016 a 190 milioni di dollari di fatturato worldwide, ora il marchio punta ai 205 milioni. Andrea Guolo (Firenze)

Woolrich, via alla newco per le calzature

Wp lavori in corso crea una newco con Giano per le calzature a marchio Woolrich. Il patto tra la società bolognese a capo della neocostituita Woolrich international, che ha sancito la fusione tra il business americano ed europeo del marchio (vedere MFF del 30 novembre) e l’azienda marchigiana già partner di La Martina e Harmont&Blaine ha portato alla prima collezione della linea footwear, presentata a Pitti immagine uomo, suddivisa in due categorie di modelli, una ispirata all’outdoor e l’altra alla città. Il terzo protagonista dell’operazione è Vibram, che ha fornito in esclusiva tutti i fondi in gomma per le scarpe, sviluppando un inedito battistrada che incorpora l’iconico check del brand come elemento tecnico. «La calzatura è una brand extension naturale per un’azienda focalizzata sul capospalla. Il progetto si accompagna al piano di potenziamento della nostra rete monomarca, che arriverà a 60 negozi entro il 2021 contro gli attuali 24», ha spiegato in questa intervista a MFF Andrea Canè, direttore creativo globale della società amministrata da Cristina Calori.

Com’è avvenuta la creazione della newco?

Innanzitutto, la fusione con Woolrich inc ha comportato la necessità di mettere ordine tra le licenze, concesse con troppa generosità dagli Stati Uniti, e le stiamo eliminando man mano che arrivano a scadenza. Enrico Paniccià (amministratore di Giano, ndr) mi chiedeva la licenza Woolrich dal 2006… Gli avevo sempre detto di no, perché non avevo il controllo totale del marchio e anche perché sono in qualche modo allergico a questa modalità di operare. Abbiamo pertanto deciso di costituire una nuova società, controllata in maggioranza da Woolrich, per ottenere un prodotto perfettamente in linea con l’identità del marchio. Nella prima fase, le scarpe Woolrich saranno distribuite nel canale abbigliamento e nel best of dei negozi di calzature, per poi potenziare il secondo ambito.

Quante paia produrrete?

Il target del primo anno è 20 mila paia, con posizionamento premium e prezzo al pubblico tra 250 e 350 euro. Non voglio porre limiti né obiettivi in prospettiva, pur sapendo che i marchi operanti al nostro livello viaggiano tra 50 e 100 mila paia l’anno.

Dopo le scarpe, quali programmi avete per Woolrich?

Innanzitutto dobbiamo investire nello stabilimento di tessitura negli Usa, sviluppando una serie di manufatti in lana per la casa e di accessori tecnici come zainetti e borse, per i quali abbiamo stretto una collaborazione con la ditta cool americana Topo designs. Stiamo inoltre collaborando con alcune firme della street art per realizzare coperte artistiche in lana e abbiamo creato una partnership con New Balance: loro ci producono una scarpa con le nostre lane e noi produciamo una coperta per loro, che venderemo nei rispettivi negozi top.

Previsioni per il 2017?

Dopo aver chiuso il 2016 a 190 milioni di dollari worldwide (circa 179 milioni di euro al cambio di ieri), generati per il 70% dall’Europa, l’obiettivo è di arrivare a 205 milioni (circa 193 milioni di euro al cambio di ieri).

In ambito retail è invece previsto un ampio piano di monomarca con l’obiettivo di raggiungere quota 60 punti vendita entro il 2021, partendo dai 24 attivi a insegna Woolrich...

Quest’anno dovremmo inaugurarne una decina tra Usa ed Europa. Tra questi anche Milano (dovrebbe essere inaugurato tra fine anno e inizio del prossimo, ndr), dove stiamo valutando una location tra la zona di Brera e via Manzoni. (riproduzione riservata)