17 Febbraio 2017

TheOneMilano punta a quota 12 mila visitatori

È questo l’obiettivo della prima edizione del salone, frutto della sinergia tra Mifur e Mipap. Sotto i riflettori dal 24 febbraio circa 244 aziende.

di Barbara Rodeschini

Il neonato salone, frutto della sinergia tra Mifur e Mipap, scalda i motori in vista dell’edizione di debutto. In calendario dal 24 al 27 febbraio negli spazi di Fieramilanocity, il salone rappresenta un primo assaggio di cooperazione in vista della fashion week di settembre. Un esordio che vede la partecipazione di 244 aziende di cui 141 italiane e 103 straniere, suddivise attraverso cinque percorsi espositivi. In primis B.Box, con un focus sul prêt-à-porter contemporaneo, pellicce boutique e work bag. Poi Sprint, specializzato nel segmento sporty con imbottiti, zaini e denim. E ancora Crossover, dedicato al formale e alla maglieria, o Glam.Ave per tutto ciò che è luxury e cerimonia e infine Elements con prodotti e servizi per il business del settore. Il salone, che ospiterà il primo giorno la sfilata Italian Fur fashion night organizzata con l’Aip-Associazione italiana della pellicceria, tuttavia si apre in un momento congiunturale non facile per il segmento fur. Secondo l’analisi condotta da PricewaterhouseCoopers advisory Italia, la pellicceria nel 2016 vede l’export in calo, a livello wholesale, a 246 milioni di euro (-5,3%). «A questo risultato purtroppo negativo ha contribuito la difficile situazione dei mercati internazionali, in particolare di quello russo e dei paesi della area Csi, dove la svalutazione del rublo e sanzioni economiche hanno determinato una flessione del 42% dell’export italiano di prodotti di pellicceria negli ultimi due anni», ha spiegato Roberto Scarpella, presidente dell’Aip. A pesare sui risultati dell’export c’è anche la contrazione di Usa, Francia e Svizzera mentre crescono Ucraina, Giappone, Romania e Austria. E nonostante i consumi italiani rimangano stabili a 559 milioni di euro (+0,8%), il valore alla produzione a livello di façon registra un calo dell’11,1%. «Questo dato va letto tenendo conto del forte calo del prezzo medio delle pelli vendute in asta», ha detto Scarpella, «il prezzo medio del visione, tra febbraio 2015 e febbraio 2016, è calato di circa il 50% considerando il momento dell’anno in cui le aziende effettuano gli acquisti. Questo calo dell’11,1% è parzialmente riassorbito nelle fasi successive alla produzione, grazie al mark up legato alla confezione e al contenuto di stile, riducendo la flessione a meno del 5%». Pertanto se il valore alla produzione a façon si attesta a 502 milioni di euro, quello a valore wholesale è di 711 milioni mentre quello a valore retail scende a 1,34 miliardi di euro contro gli 1,39 miliardi di euro del 2015. (riproduzione riservata)