8 Marzo 2017

Il folk sperimentale di Vuitton

Nicolas Ghesquière chiude la fashion week parigina portando la maison ammiraglia di Lvmh nel cuore del Louvre. Con uno show punteggiato di souvenir etnici e di ibridazioni. Tra urbano e outdoor, tra maschile e femminile, tra normalità e avanguardia estrema

di Giampietro Baudo (Parigi)

Il folk sperimentale di Vuitton

Un palcoscenico d’eccezione: la Cour Marly nel cuore del Louvre. Un labirinto di scale vestito di sedute space e punteggiato di sculture imponenti. Quelle commissionate per i giardini del Castello di Marly, la residenza di villeggiatura di Luigi XIV, che oggi abitano sotto la cupola futuribile disegnata da Ieoh Ming Pei e Michel Macary. Il rituale dell’autunno-inverno 2017/18 officiato da Nicolas Ghesquière per la maison Louis Vuitton si muove tra pezzi affascinanti d’arte mentre le luci del giorno cedono il passo alla notte. Perché il défilé, anticipato di un giorno rispetto allo schedule tradizionale, ha chiuso la fashion week francese e la tornata degli show iniziata a New York in settembre, con un ode multiculturale al viaggio. In una parata di look dal profumo folkish e figli di un concettualismo sperimentale. Perché restando fedele alle radici viaggiatrici della maison fondata nel 1854, Ghesquière ha compiuto il suo viaggio punteggiando lo show di souvenir. Accenti di tradizione slava. Tracce di sportswear made in Usa. Borchiature da wild west. Pellicce da tribù eschimese. Fantasie da nativo americano. Acuti di un guardaroba apparentemente daily. Dove il maschile serpeggia nelle silhouette androgine. Dove lo chic parisienne si insinua nelle trame di un tweed. Dove l’urbanwear metropolitano gioca con il denim. Dove il fascino peccaminoso francese esplora morbidi pellami hard. Ma il crash concettuale è sublimato nella sera. In un turbinio di velli primitivi, di pezzi dark punteggiati di luce, di broccati e fioriture tapisserie, di plastificazioni sci-fi. Per sottovestine semplici e abiti dalle forme comuni. Anche quando esplorano il tartan e si ricoprono di paillette. A punteggiare la partitura di stagione due opposti: le scarpe, boots dalla suola stong quasi outdoor, e le bag sperimentali, dai tratti robotici. Senza contare quelle catene-feticcio: cascate di metallo tintinnate che penzolano da un polso, che decorano il busto o che ornano il collo come una sciarpa.

Giudizio. Mentre si sussurra che la maison ammiraglia del gruppo Lvmh abbia rinnovato il suo accordo con lo stilista, il designer porta in scena una collezione dalla doppia anima. Da una parte un daywear estremo, semplice nel suo essere quotidiano. Trasformato da uno styling concettualmente turbolento. Dall’altra un evenigwear che predica il pensiero dello stilista, nelle sue ibridazioni tessili e nei patch materici che lo accompagnano fin dall’inizio della sua carriera. Nell’insieme il mix sembra stridere. Ma ha un plus: aggiunge un tassello ulteriore a quel guardaroba che Nicolas Ghesquière sta costruendo per la maison Louis Vuitton. (riproduzione riservata)