16 Marzo 2017

Valentino supera il tetto del miliardo (+13%)

La griffe di Mayhoola for Investments chiude a 1,11 miliardi, con ebitda a 206 milioni e operating income a 133 milioni. E nel 2017 progetta investimenti in Giappone e sul menswear per toccare 1,2 miliardi. L’ipotesi quotazione si allontana ancora

di Giampietro Baudo

Valentino supera il tetto del miliardo (+13%)

Un esercizio da record per l’ennesima volta. E una crescita monstre nel corso degli ultimi dieci anni, in cui il fatturato si è quasi quintuplicato. Valentino ha annunciato nella mattinata di ieri che chiuderà il 2016 con un giro d’affari di 1,11 miliardi di euro, in corsa del 13% rispetto ai 987 milioni di euro dello scorso anno. Bene anche lo sviluppo dell’ebitda, passato a 206 milioni (erano 180 milioni), con un’incidenza sui ricavi tra il 18 e il 19%. In progressione anche l’operating income, salito da 114 a 133 milioni di euro. Numeri positivi per la maison controllata da Mayhoola for Investments, che stupiscono ancora di più se letti considerando la partenza. Ovvero quando nel 2006 la maison si preparava ad accogliere Stefano Sassi come ad, vantando un’immagine worldwide imponente a fronte di un giro d’affari di soli 240 milioni di euro. «Non posso che essere felice... Dieci anni fa il fatturato era come il nostro ebitda attuale», ha spiegato a MFF Sassi, numero uno del marchio oggi guidato da Pierpaolo Piccioli alla creatività. «Il 2016 è stato un anno di grandi cambiamenti sia esterni e congiunturali sia interni (Maria Grazia Chiuri in estate, vedere MFF dell’8 luglio, ha lasciato la direzione creativa che per nove anni aveva condiviso con Piccioli, ndr). Un anno caratterizzato da una ulteriore accelerazione del fenomeno digitale, che ci ha visti crescere ancora in maniera importante». E proprio sul potenziamento del canale web verranno investite risorse importanti. «Abbiamo varato un programma importante sia a livello di retail che di wholesale digitale... Stiamo facendo sforzi grandi per far crescere questi due aspetti del web, che a tutti gli effetti sta diventando un canale terzo accanto al retail e al wholesale fisico». Un canale, quello del digitale, in cui la griffe si muove in tandem con Yoox sul fronte dell’on-line monomarca, fresca del rinnovo del suo gemellaggio fino al 2021 (vedere MFF del 2 marzo). «Siamo decisamente felici di come stiamo crescendo insieme alla piattaforma di Federico Marchetti», ha continuato Stefano Sassi, «stiamo lavorando fianco a fianco per sviluppare al massimo il progetto omnichannel, per rivoluzionare davvero il legame con il consumatore». Digitale a parte, i conti del 2016 di Valentino hanno visto il fatturato ancora diviso al 50% tra moda e accessori, con mercati come l’Europa, Inghilterra in primis, a registrare ottimi segnali di crescita. A fronte di un giro d’affari generato al 55% dal retail, il mercato principe, unendo wholesale e retail, sono rimasti gli Usa, con un’incidenza tra il 20 e il 22% sul giro d’affari totale. Gli investimenti, nel 2016, si sono invece attestati tra il 7 e l’8% del fatturato totale. «E anche quest’anno resteremo su queste cifre», ha aggiunto l’ad, «con valori alti rispetto ad altre realtà ma per noi più bassi rispetto a quanto fatto in passato, quando abbiamo dovuto investire per dare un primo boost ai conti aprendo negozi». Oggi i monomarca Valentino, una realtà che impiega oltre 3.300 persone worldwide, sono circa 175 nel mondo. E sono destinati a crescere anche nell’anno in corso grazie a circa 20 nuovi opening. Con una concentrazione speciale sull’uomo che: «Ci sta regalando grandi sorprese e mantiene ritmi di crescita importanti tanto che oggi pesa al 15% sui ricavi totali, generando un fatturato tra i 150 e i 200 milioni di euro», ha aggiunto Sassi. «Oggi vantiamo 40 punti vendita homme, tra monomarca dedicati e boutique che ospitano la collezione. E molti dei nuovi opening saranno proprio pensati per raccontare l’etichetta maschile». Che nel 2017 sarà dunque protagonista dei piani di sviluppo insieme a un mercato chiave come il Giappone. Che, nella seconda parte dell’anno, potrebbe anche ospitare un grande evento itinerante sulla falsa riga di quanto fatto in passato a Shanghai nel 2013 (vedere MFF del 16 novembre 2013). «Ci stiamo pensando ma non c’è nulla di definitivo», ha continuato, «quello che è certo è che il Giappone per noi nel 2017 è una priorità. Abbiamo appena aperto un grande store a Tokyo nell’area di Omotesando. E nei prossimi mesi sbarcheremo a Ginza, nel GSix, con un flagship da mille metri quadrati che seguirà il concept elaborato da Pierpaolo Piccioli insieme a David Chipperfield. Il Giappone è un mercato in cui abbiamo investito meno di altri, in cui ora puntiamo a riguadagnare posizioni». Il tutto pensando a un’ulteriore crescita nell’anno in corso. «In questo momento è difficile prevedere come andrà il 2017... Ma devo dire che non mi dispiacerebbe toccare gli 1,2 miliardi di fatturato, avvicinandoci a crescere di un 100 milioni all’anno», ha continuato Sassi, che sul target a lungo periodo ha specificato: «Valentino non è un marchio da super fatturato. Vogliamo crescere ancora ma mantenendo questo posizionamento. Siamo ossessionati da un certo modello di business rotondo e qualitativo, con basi solide e guidato da una creatività forte». Quella impressa da Pierpaolo Piccioli che, con cinque sfilate in cinque mesi nel post Maria Grazia Chiuri, è stato in gradi di imporre la sua visione estetica. «Ha fatto un lavoro incredibile sottolineando la sua forte leadership creativa. Creando un Valentino evoluto, fedele alla sua storia ma nuovo», ha continuato il manager, ribadendo lo schedule futuro degli show, a partire dalla cruise 2018 che sarà svelata a New York il 23 maggio prossimo. «Le pre-collezioni rappresentano per noi il 70% del business ed è fondamentale farle vedere. La couture ha i suoi momenti canonici così come il ready to wear uomo e donna, che da noi non possono coabitare in un unico show. Diciamo che con le nostre sfilate raccontiamo al nostro cliente chi siamo». Dulcis in fundo, la Borsa, che puntualmente ritorna nei piani di sviluppo della griffe che fa capo a Mayhoola for Investments (il fondo di proprietà dei reali del Qatar ha recentemente rilevato Balmain e ora Sassi siede anche nel board della griffe francese senza nessun ruolo ufficiale ma con il progetto di: «Portare competenze industriali e di know-how, per esempio sugli accessori, ma siamo realtà totalmente indipendente»). Quotazione che aleggia sulla testa del marchio senza una concretizzazione immediata. «Per la Borsa è sicuramente un no nel 2017, nel 2018 vedremo, ma non ne stiamo parlando. Abbiamo sospeso tutto perché le condizioni di mercato non sono decisamente ottimali», ha concluso il numero uno. (riproduzione riservata)