18 Marzo 2017

Bulgari investe nel made in Italy

La maison di Lvmh, con un fatturato stimato tra gli 1,5 e i 2 miliardi di euro, ha inaugurato ieri nel distretto orafo di Valenza la manifattura più grande d’Europa: uno stabilimento di 14 mila metri quadrati dedicato alla produzione di gioielli che accoglierà 700 lavoratori entro il 2020 e che rispetterà criteri di sostenibilità In parallelo sarà creata una Jewellery academy dedicata a una nuova generazione di orafi

di Alice Merli (Valenza)

Bulgari investe nel made in Italy

Bulgari celebra il proprio heritage legandosi a doppio filo all’arte manifatturiera e alla produzione made in Italy. Dopo 18 mesi di lavori, la maison romana satellite di Lvmh, con un fatturato annuale stimato tra 1,5 e 2 miliardi di euro, ha inaugurato ieri, come anticipato da MFF (vedere il numero del 3 dicembre 2015), un progetto d’eccezione: la manifattura di gioielli situata in Piemonte, nel distretto orafo di Valenza. Attiva dallo scorso gennaio e la più grande d’Europa. Simbolo dell’unione tra tradizione e innovazione, lo stabilimento di 14 mila metri quadrati progettato dallo studio di architettura e ingegneria Open project, si articola in due strutture: la prima nasce dal recupero della Cascina dell’Orefice, costruita nel 1860 e sede del primo insediamento orafo di Valenza, che è stata ampliata con un’ala rivestita in vetro, la Glass house, mentre la seconda è l’edificio produttivo, che è stato realizzato su tre livelli con una corte interna ispirata alla domus romana di circa 600 metri quadrati. Grazie al progetto, Bulgari attualmente ha dato occupazione a 400 lavoratori, che diventeranno 700 entro il 2020: in questa direzione è stato sviluppato un piano di employer branding e talent scouting su scala nazionale, con una serie di iniziative che coinvolgono le maggiori scuole orafe italiane. Un percorso rafforzato dall’apertura, in seno alla manifattura, della Jewellery academy, avviata a partire da questo mese. «Un progetto avanzato che racchiude tre elementi fondamentali. Gli investimenti internazionali che fanno bene al made in Italy perché aiutano la produzione del territorio ad evolversi e a diventare competitiva a livello globale e a rafforzare gli stessi marchi storici. L’industria della manifattura, che è stata la prosperità dell’Italia, torna centrale grazie a know-how e cultura e infine l’importanza del sostegno delle istituzioni locali. Da qui parte un messaggio che ha una componente di ottimismo ma anche di realismo: non va dimenticato infatti che il 2016 è stato un anno record per le esportazioni italiane, che hanno raggiunto i 417 miliardi di euro», ha sottolineato Carlo Calenda, ministro del MiSe-Ministero dello sviluppo economico, durante la conferenza di presentazione. «Mio padre Giorgio è stato colui che ha inventato la bellezza dei gioielli che noi continuiamo a fare con grande entusiasmo e voglia sempre di migliorarci... sarebbe orgoglioso di questo progetto, che possa essere di buon auspicio e una molla per questo Paese che ne ha bisogno di essere stimolato oggi più che mai», ha poi aggiunto Nicola Bulgari, nipote del fondatore. All’interno della manifattura, che sancisce il sodalizio tra il design ideato a Roma e le capacità tecniche degli orafi di Valenza, prenderanno vita le principali collezioni di gioielleria della maison, tra cui le creazioni B.zero1, Serpenti, Diva, Bvlgari-Bvulgari e Parentesi. I 18 laboratori, denominati isole, sono stati suddivisi per famiglie di prodotto per migliorare l’efficienza e l’organizzazione delle risorse disponibili. A fine 2017, inoltre, verrà ufficializzata la certificazione internazionale Leed-Leadership in energy & environmental design, un importante obiettivo che il gruppo si è posto nel dare vita a una struttura dotata di tecnologie innovative e di materiali a basso impatto ambientale, nel rispetto dei criteri di sostenibilità: una filosofia green che riflette l’impegno in questa direzione del gruppo Lvmh, attivo con iniziative tra cui Life-Lvmh initiatives for environment. «Crediamo moltissimo nell’eccellenza italiana e nel valore aggiunto ed emozionale, questo non vuole essere solo uno sviluppo economico ma anche responsabile, attento alla qualità di vita dei nostri impiegati», ha aggiunto Jean-Christophe Babin. «L’arte del gioiello è la più antica al mondo. I Paesi chiave nel prossimo biennio saranno quelli asiatici con Cina in testa, ma anche Medio Oriente, America Latina ed Europa». Il nuovo sito di Valenza completa la ricchezza della rete produttiva di Bulgari, suddivisa tra l’alta gioielleria a Roma, gli accessori a Firenze, le fragranze a Lodi, la seta a Como e gli orologi in Svizzera. Top secret la cifra investita anche se Babin ha specificato che si tratta di: «Qualche decina di milioni di euro». (riproduzione riservata)