10 Giugno 2017

Borbonese cambia pelle

A quattro anni dall’inizio del nuovo corso manageriale, il marchio della famiglia Mambrini torna in utile e punta ai 100 milioni di ricavi entro il 2020. In vista nuove licenze e lo sviluppo del retail

di Chiara Bottoni

Borbonese cambia pelle

Una nuova Borbonese. Nuova per contenuti stilistici e per assetto finanziario. È così che si presenta oggi la società italiana controllata dalla famiglia Mambrini, a quattro anni dal processo di ristrutturazione e rilancio avviato dal presidente e ad Giuseppe Di Nuccio. Un processo che ha portato al raggiungimento di 31,4 milioni di euro di ricavi nel bilancio 2016 chiuso a febbraio (+12,87%), a fronte di un ebitda di 4,3 milioni (+36,3%) e di un utile netto di 300 mila euro, successivo a una perdita di 800 mila euro. Risultati che, auspicabilmente, condurranno all’obiettivo dei 100 milioni di ricavi entro quattro anni, come ha raccontato a MFF lo stesso Di Nuccio.

Da dove siete partiti quattro anni fa e dove siete arrivati oggi?

Al mio ingresso, il primo passo da compiere era rinegoziare l’accordo con le banche, presentando un piano industriale di rilancio. Fatto questo, anziché tagliare i costi del personale, ho deciso di investire su nuove assunzioni (+30%) nell’area creativa, che affiancassero Francesca Mambrini, e manageriale. Grazie a questa strategia, siamo passati da un fatturato 2012 di 24,5 milioni con una perdita superiore ai 3 milioni, ai 26,5 milioni del 2013 con un rosso di 1,9 milioni, agli oltre 28 milioni di turnover con una perdita 800 mila euro nel 2015 fino all’assetto attuale. Un percorso destinato a proseguire dal momento che, nel 2017, cresceremo del 30% a 40 milioni e nel 2018 intendiamo raggiungere quella che definisco la seconda soglia di grandezza per un’azienda, ovvero i 50 milioni, per puntare verso il traguardo dei 100 milioni entro quattro anni.

Come è composto oggi il fatturato?

La pelletteria rappresenta oggi il 75% dei ricavi, il 15% deriva dalla piccola pelletteria, dai bijoux e dal tessile e il 10% dall’abbigliamento donna. Intendiamo rafforzare il segmento della calzatura perché inizi a sostenere il business della pelletteria e, a questo scopo, abbiamo stretto una partnership produttiva con una società neo costituita e, a settembre, parteciperemo al TheMicam. Inoltre, vogliamo spingere il settore dell’accessorio maschile, già esistente da tre stagioni perché arrivi a rappresentare almeno il 15% dei ricavi. Tutto ciò nel segno della contemporaneità, della funzionalità e della qualità, tre parole chiave che identificano il mondo di Borbonese.

Ci sono licenze in vista?

In questi anni, abbiamo internalizzato quelle che potevamo gestire in maniera autonoma tra cui il tessile. Abbiamo invece appena siglato un accordo per gli occhiali con un partner di nicchia, che annunceremo a settembre. Gli orologi non arriveranno prima del 2019 e, nel 2018, toccherà ai profumi.

Come si sta sviluppando il retail?

Stiamo portando avanti una riqualificazione della nostra presenza in Italia, che incide per l’85% sul turnover. A luglio apriremo un negozio diretto a Cortina, a ottobre toccherà a Riccione. Ad aprile abbiamo battezzato il nuovo store di Milano, in corso Matteotti: distribuito su due piani, di 250 e 140 metri quadrati, è stato pensato per presentare la nuova Borbonese, espressione di un global living, che comprende anche l’arredamento, affidato in licenza a Zanaboni. Contiamo 24 monomarca in Italia, più due in Svizzera, a Lugano e Mendrisio.

E all’estero?

Dopo la partnership commerciale avviata con Sanki in Giappone, stiamo lavorando in Germania e Benelux con agenti che hanno consolidati rapporto in loco. A ruota toccherà a Regno Unito e Francia. Infine, il prossimo anno desideriamo tagliare il nastro di un negozio nel cuore di Parigi. (riproduzione riservata)