17 Giugno 2017

L’Italia frena la corsa di Pitti uomo

I dati di chiusura del salone toscano indicano che l’estero si è attestato ai livelli dell’edizione di un anno fa, quando i buyer stranieri segnarono un +2,5% rispetto al 2015 toccando gli 8.400 ingressi. Il mercato interno ha invece subito una battuta d’arresto tra l’8 e il 9%.

di Andrea Guolo e Matteo Minà (Firenze)

L’Italia frena la corsa di Pitti uomo

Il mercato italiano frena la crescita di Pitti immagine uomo. Quella che si è chiusa ieri a Firenze è stata un’edizione della kermesse maschile due velocità. Come era già emerso a oltre metà del percorso (vedere MFF di ieri) da una parte l’estero si è attestato ai livelli dell’omologa di un anno fa, quando i buyer stranieri misero a segno una progressione del 2,5% rispetto al 2015, a quota 8.400 ingressi. Di contro il mercato interno ha subito una battuta d’arresto tra l’8 e il 9%, anche superiore rispetto al primo dato comunicato, che parlava di lieve flessione. In termini quantitativi, si sono registrati oltre 19 mila compratori totali, in diminuzione rispetto ai 20.500 di giugno 2016, che gli organizzatori tendono a sottolineare fu l’edizione record degli ultimi dieci anni. In totale, durante la quattro giorni, il salone maschile ha superato ampiamente i 30 mila visitatori complessivi. Nello specifico dei mercati esteri la classifica delle presenze vede in testa la Germania, seguita poi, tra gli altri, da Giappone, Spagna, Regno Unito, Olanda, Cina, Francia, Svizzera, Turchia e Usa. «Sul dato italiano ha influito non poco il massiccio sciopero dei trasporti: sia sulle presenze di ieri pomeriggio (15 giugno, ndr) e di quelle odierne (ieri), sia sulla pianificazione dei quattro giorni. Un vero peccato», ha spiegato Raffaello Napoleone, ad di Pitti immagine. «Per quanto riguarda l’estero, sono da mettere in evidenza i risultati positivi di Giappone, Spagna, Stati Uniti, Corea del Sud, Russia, Nord ed Est Europa, Australia e Canada, a fronte della sostanziale stabilità di Francia, Turchia e Olanda e di una certa flessione cinese, inglese e tedesca». In merito poi alle voci circolate ieri su un possibile ripensamento delle date da parte della stessa società organizzatrice, Napoleone ha spiegato a MFF che: «Pitti immagine uomo è posizionato negli slot giusti e non serve alcun aggiornamento». Archiviata un’edizione che ha visto trionfare JW Anderson e Off-White, MFF ha raccolto i sentiment dei vari espositori sia di abbigliamento, che di accessori e pelletteria. Per la prima delle due macro merceologie, una disamina sull’andamento della fiera che rispecchia i dati forniti dagli organizzatori arriva da Matteo Bozzalla, brand manager del marchio di outerwear Valstar. «A nostro avviso Pitti immagine uomo resta la più importante fiera maschile al mondo. Abbiamo registrato una leggera flessione degli italiani, per noi il 18% circa delle vendite, ma di contro l’affluenza estera è stata positiva. Nello specifico, bene il mercato Uk, un po’ meno passaggi dalla Cina». Gli ha fatto eco Debora Gamboni, responsabile ufficio commerciale di Up to be, marchio pistoiese di sportswear. «Siamo soddisfatti, anche se a nostro avviso è stata un’edizione con un’affluenza leggermente minore. I clienti italiani hanno tenuto le posizioni, quelli dal Far east hanno fatto registrate un aumento di visite, mentre abbiamo visto pochi europei in generale». Soddisfatto Antonio Gavazzeni, ad di Cit, società lombarda che controlla il brand di camiceria Bagutta. «Un buon Pitti immagine uomo per affluenza e qualità dei buyer. Molti gli italiani arrivati in stand, compresi quelli dalle isole. Da oltreconfine, un buon flusso da Giappone, Spagna, Germania, Russia, Corea e America». Della stessa idea anche Andrea Lardini, presidente della marchigiana Lardini, specializzata nella produzione di capospalla sartoriale. «Siamo contenti, perché le nostre proposte abbracciano la richiesta di un prodotto moderno, ma allo stesso tempo commerciale. Buone le presenze dei compratori italiani, per noi il 30% circa delle vendite. Dall’estero, molti spagnoli, americani, russi, giapponesi e coreani». Un interessante spunto sulla riorganizzazione degli spazi in Fortezza da Basso attuata in questa edizione (vedere MFF del 13 giugno) è fornita da Cristiano Foderaro, co-owner del marchio fiorentino di T-shirt e informalwear Jimi Roos. «Lo spostamento della sezione Touch all’ingresso del salone è veramente un bel messaggio per i buyer, che va nella direzione di enfatizzare la ricerca. Viene infatti dato spazio all’entrata a quelle aziende che non sono grandi per dimensione, ma occupano una posizione importante nella ricerca di prodotto. Siamo rientrati in fiera dopo alcune edizioni e per noi è stata una quattro giorni positiva. Sul fronte estero, che ha performato bene in generale, tanti europei e giapponesi in tenuta. In leggera flessione i compratori dagli Stati Uniti e dalla Corea». Roberto Collina, titolare dell’omonimo brand bolognese di maglieria, oltre a fornire un risultato di questa edizione, si è soffermato sulle difficoltà oggettive di movimento attorno alla sede della kermesse a causa del traffico che ha paralizzato la città durante i giorni centrali di manifestazione, sia per i molti cantieri aperti, ma anche per la concomitanza del mega concerto dei Radiohead andato in scena la sera del 14 giugno. «Per noi una buona edizione, con un passaggio costante di clienti italiani. Guardando all’export, siamo ampiamente soddisfatti delle visite di buyer giapponesi, meno di quelle di tedeschi e russi. Certo, un aspetto da sottolineare, che è stato a lungo discusso durante la fiera, è come Firenze sia stata sotto pressione per il traffico e per una maggiore affluenza dovuta probabilmente ad altri eventi esterni in sovrapposizione». Il mondo degli accessori promuove l’area asiatica come protagonista di Pitti immagine uomo. «A marzo 2017», ha spiegato poi Bruno Fantechi, amministratore delegato di A.Testoni protagonista a Firenze con il lancio del nuovo brand 129 A.Testoni rivolto ai millennials, «abbiamo firmato un accordo a Shanghai per l’apertura di 70 negozi in 6 anni, con le prime opening già nella seconda metà del 2017. Le prospettive sull’anno rispecchiano quindi il procedere dell’accordo». Nuova location per lo stand del marchio di calzature Alberto Guardiani, realtà da 17,5 milioni di ricavi. «Abbiamo aumentato la nostra visibilità», ha sottolineato poi il brand manager Mario Rinaldi, «con un afflusso significativo di visitatori mediorientali e africani. In territori come Angola e Nigeria si stanno creando gruppi di lavoro, supportati da intermediari affidabili, che ci permettono di operare con più sicurezza». Restando nel mondo shoes, il calzaturificio Franceschetti evidenzia non solo lo stato di grazia del prodotto sneaker e in generale dell’informale con fondo in gomma, ma anche un positivo ritorno della Russia: «A Mosca, sulla nicchia stiamo tutti crescendo», ha poi affermato poi il direttore commerciale Arturo Venanzi. Il produttore toscano Doucal’s, dopo aver archiviato il 2016 con un balzo del 20% a 15 milioni di ricavi, punta a confermare la crescita a doppia cifra e promuove, oltre alla Russia primo mercato per l’export, le presenze asiatiche. «Il retail seleziona sempre più i propri partner e sta decidendo con chi condividere il proprio futuro, premiando le aziende sane e serie che offrono stimoli, ma anche sicurezza», ha osservato ancora il titolare Gianni Giannini. Passando alla pelletteria, Orciani ha confermato a Pitti immagine uomo il suo momento d’oro, prevedendo un altro anno in crescita double digit dopo il +20% del 2016 chiuso a circa 12 milioni di euro. «Abbiamo rinnovato profondamente la collezione uomo, oggi più pulita, e questo passaggio è stato particolarmente apprezzato dai clienti che chiedono un prodotto convincente a prezzo adeguato», ha raccontato poi il fondatore e ceo Claudio Orciani. Giappone protagonista assoluto allo stand di Wgroup, società milanese da 20 milioni di euro di ricavi e operante con i brand William e Araldi 1930: «Oggi è il mercato di riferimento per lo stile maschile e i giapponesi sono diventati quel che gli italiani rappresentavano negli anni 60, sofisticati ed eleganti», ha poi evidenziato l’amministratore delegato Stefano Pierpaoli. Primo brand di proprietà per il gruppo torinese Area sport, già distributore per l’Italia delle calzature Lacoste e altri brand, che con la primavera-estate 2018 lancia le scarpe sartoriali Sfreedo realizzate recuperando i ritagli dei pellami e di altri materiali inutilizzati, riducendo gli sprechi e nobilitandoli in sneaker di qualità. «A Firenze abbiamo esposto i marchi Sperry e Sandqvist. C’è un mercato italiano in crescita ed è quello dei negozi indipendenti sopravvissuti alla crisi grazie alla ricerca, concedendo spazio ai brand di nicchia e realizzando margini tali da renderli una clientela sana», ha concluso poi la general manager Sara Brancati. (riproduzione riservata)