17 Giugno 2017

La love revolution di I’M isola Marras

Efisio Rocco Marras, primogenito di Antonio Marras, tiene a battesimo la prima collezione della linea young sotto la sua direzione creativa con un party-performance al Base di Milano.

di Francesca Manuzzi

La love revolution di I’M isola Marras
Look di I’M isola Marras

Mathilda Lando, protagonista del film Léon di Luc Besson, le eroine manga à la Ghost in the shell di Masamune Shirow, il Rocky horror picture show, il Berghain di Berlino, le arti performative. La lista di input di I’M isola Marras è folta, ma il focus di Efisio Rocco Marras, a battesimo con la direzione creativa della label young di famiglia, è chiaro: «Creare un’isola di persone e di emozioni, in cui tutti sono concentrati sul fare la cosa più bella del mondo». Una love revolution quella del primogenito di Antonio Marras, classe 1992 e una formazione tra la Parsons school of design di New York e la Central Saint Martins di Londra, che ha raccontato a MFF il suo debutto al Base di Milano, andato in scena ieri sera con un evento-performance.

Tre parole per raccontare la nuova I’M isola Marras?

Mamma stasera esco. È una rivoluzione d’immagine. La collezione, appesa sugli stand, non ha grandi differenze rispetto a ciò che I’M Isola Marras è sempre stata, ma la concezione di donna è diversa… la mia è una ragazza.

Ha visto nascere I’M isola Marras nel 2007... Cosa significa oggi saliere al timone creativo?

Quando tutto era nelle mani di mio padre ero molto più lucido e severo. Ora ogni dieci secondi cambio idea. Quella di ieri è stata una presentazione non annunciata, con un momento performativo durante la festa (con dj set di Al Jones, Joan Thiele ed Elisa Bee, ndr) che ha coinvolto amici da Parigi, Berlino e New York. Una love revolution. In scena quindici ragazzi con l’intera collezione uomo e dieci ragazze, con due look che si ripetono in diverse declinazioni. E un progetto di T-shirt con illustrazioni di due care amiche sul tema di Mathilda.

Come si traduce in collezione?

Punk da elementari. Sono bambini rivoluzionari, cattivi. Mathilda, la bambina assassina con il bomberone e i capelli spettinati, vestita con i vichy dei grembiuli scolastici, calze a rete smacchinate, anfibi giganti glitterati, cappellini con i piercing. I ricami scompaiono dalla collezione e gli uomini sono molto lontani dall’immaginario di babbo...

Il ricordo più bello dell’isola, la Sardegna, e di Isola?

Quest’estate i miei amici sono arrivati a sorpresa in Sardegna con dieci macchine. Abbiamo fatto un roadtrip di due settimane senza una destinazione precisa, dormendo sui graniti di Capo testa per tre giorni, persi in tutte le valli e le calette. Di I’M isola Marras il ricordo risale invece alla prima campagna della collezione, quando abbiamo scattato dietro casa ad Alghero. Un divano su una piattaforma e due mie amiche che allora avevano tredici anni. Minuscole, con le bandane in testa, le treccine e le gonne stampa ciliegia plissé.

Quali sono gli obiettivi futuri?

Concedere a Isola la possibilità di vivere indipendentemente. Crearsi un suo target e non solo un’idea di seconda linea. Voglio fare un’isola di gente e di emozioni. Perché è un lavoro assolutamente di gruppo. A livello distributivo e produttivo, tutto rimane invariato. Gestiamo tutto noi al 100%, tutto made in Italy, con tessuti italiani. (riproduzione riservata)