25 Luglio 2017

Giorgio Armani fa il pieno di profitti (+12,4%)

Il gruppo capitanato dal designer chiude il 2016 con utili netti per 271 milioni di euro e con una liquidità di 881 milioni a fronte di ricavi per 2,5 miliardi (-5%) «Avanziamo nel segno del consolidamento e della razionalizzazione, operando nell’ottica di continuità e di lungo periodo», ha spiegato lo stilista imprenditore

di Chiara Bottoni

Giorgio Armani fa il pieno di profitti (+12,4%)
Adv A|X Armani Exchange

Un anno di consolidamento finanziario e patrimoniale, caratterizzato da un’operazione di riorganizzazione dei brand di proprietà nell’ottica di una semplificazione del business. Il gruppo Giorgio Armani ha archiviato il 2016 con risultati positivi pur nel contesto di una flessione dei volumi di ricavi netti e margini operativi (vedere MFF del 17 gennaio), e si prepara a rivedere le sue strategie allo scopo di porre le basi per uno sviluppo significativo nel lungo termine. La società ha archiviato l’esercizio con un fatturato consolidato di 2,511 miliardi di euro, in flessione del 5% rispetto al precedente esercizio, a fronte di un utile netto di 271 milioni, in crescita del 12,4% rispetto ai 241 milioni del 2015 grazie a un’operazione di contenimento dei costi distribuita in maniera equilibrata su tutti i fronti. Una conferma della solidità del gruppo Armani arriva poi dal dato relativo alla liquidità, cresciuta del 35% e passata dai 654 milioni del 2015 agli attuali 881 milioni. «Il 2016 è stato un anno difficile per il settore della moda e del lusso. Le cause sono riconducibili a fattori esogeni, tra cui il rallentamento del tasso di crescita dell’economia cinese, le tensioni create in seguito agli attentati che hanno colpito l’Europa, i fattori di natura politica oltre a un generale cambiamento dell’atteggiamento d’acquisto», ha sottolineato Giorgio Armani, presidente e amministratore delegato del gruppo. «Ciò nonostante i risultati ottenuti dal gruppo dimostrano la forza del marchio e ne confermano la solidità. Continuiamo dunque nel segno del consolidamento e della razionalizzazione, operando come sempre nell’ottica di continuità e di lungo periodo». È alla luce di tutto ciò che si inserisce anche l’annunciato piano di riassetto dei brand che vede le etichette focalizzarsi su tre macro divisioni dalla primavera-estate 2018. In primis Giorgio Armani, espressione di lusso, artigianalità ed eccellenza, in cui, oltre al marchio ammiraglio, confluiranno la Giorgio Armani Privé e la linea Armani/Casa. E poi Emporio Armani, espressione di un linguaggio incisivo e contemporaneo, che accorperà Emporio Armani, Armani Collezioni e Armani Jeans (queste ultime due cesseranno di esistere). Ultima area, A | X Armani Exchange, il nuovo streetwear targato Armani, che comprenderà la label e a cui farà capo anche una parte di Armani Jeans. A | X Armani Exchange, in particolare, sarà oggetto di una progressiva introduzione in Europa sotto la gestione diretta del gruppo nel contesto del piano di rilancio avviato nel 2014, anno dell’acquisizione del pieno controllo della joint venture cui erano precedentemente affidati lo sviluppo e la commercializzazione del marchio. Dietro questa scelta di riorganizzazione, come precisato dalla società, ci sono fattori come: «La congiuntura economica, il cambiamento dell’atteggiamento generale di acquisto e il mercato sempre più competitivo che hanno reso necessaria l’attuazione di una strategia che punta alla semplificazione del portafoglio marchi. I brand di riferimento ne risultano così rafforzati e vedranno dispiegate le potenzialità verso i rispettivi target». Un cambiamento che modificherà in parte anche la rete retail. Saranno nel concreto effettuate le opportune conversioni dei punti vendita Armani Jeans e Armani Collezioni in Emporio Armani oppure A|X Armani Exchange, a seconda dei contesti distributivi di riferimento. La rete retail diretta non verrà impattata in misura significativa dal processo di consolidamento dei brand, in quanto le linee Armani Jeans e Armani Collezioni, che saranno consolidate in Emporio Armani, risultano prevalentemente distribuite nel canale wholesale e multimarca. E proprio in riferimento ai canali di vendita, nel 2016 il canale del retail diretto ha rappresentato il 45% dei ricavi di vendita prodotti (escluse le royalties da licenza), dato analogo a quello del 2015, mentre nel canale wholesale e multimarca risultano distribuite le linee che confluiranno nel marchio Emporio Armani. A livello di mercati, la ripartizione per area geografica è rimasta bilanciata e sostanzialmente allineata al 2015 con l’Europa che continua a rappresentare oltre il 40% dei ricavi complessivi. Un quadro favorevole per il 2016 che è sulla buona strada per essere replicato nell’anno in corso. «I dati economico-finanziari del gruppo relativi ai primi mesi dell’anno consentono di prevedere un risultato positivo anche per il 2017, nonostante una leggera riduzione dei volumi di ricavi netti e margini operativi riconducibili alla riorganizzazione del portafoglio marchi e alla conseguente strategia di consolidamento e di razionalizzazione della rete distributiva internazionale. Il tutto in un quadro macroeconomico complesso caratterizzato da fenomeni esogeni che hanno rallentato nel complesso i consumi», hanno precisato. (riproduzione riservata)