13 Settembre 2017

Helmut Lang rinasce con Shayne Oliver

«Mi sento una sorta di curatore. Ho connesso il passato e il presente in questa prospettiva, riportando in vita la vibrazione sensuale», ha detto il designer-in-residence per raccontare il suo lavoro sull’eredità del maestro del minimal, tornato in pedana con uomo e donna a New York

di Francesca Manuzzi (New York)

Helmut Lang rinasce con Shayne Oliver

Le luci vibrano, sono così forti che accecano. Un corto circuito e si spengono all’improvviso bagnando di buio la passerella di Helmut Lang seen by Shayne Oliver. Nel silenzio reverenziale continuano a cadere a terra delle gemme di perspex, che contengono due anelli dalle punte arrotondate come un rosario con le lettere HL. Del resto Helmut Lang è una religione. Il designer austriaco, ritirato dalle scene nel 2005 era un mostro sacro, il padre del minimalismo, e questa stagione il suo marchio rivive grazie a Shayne Oliver, designer-in-residence con e alla strategia messa a punto da Fast retailing, che nel 2006 l’ha rilevato attraverso la controllata Link theory holdings. Oliver è il primo di una serie di creativi chiamati dal ceo Andrew Rosen e da Isabella Burley, editor-in-chief del magazine Dazed nel ruolo appositamente creato di editor-in-residence, per rivitalizzare la label. È uno di quei ragazzi da tenere d’occhio, che con la sua etichetta Hood by air, oggi con la saracinesca abbassata, ha raccontato la controversia e la sensualità feticista della moda. «Mi sento una sorta di curatore», ha spiegato a MFF il creativo. «Libero di fare ciò che ritengo opportuno per dare consistenza al progetto e renderlo rilevante oggi per le vite delle persone». Le moto rombano nelle casse a un volume altissimo, disturbano, come i capispalla sartoriali portati sotto bra-case di pelle enormi. «Ciò che mi ha colpito di più del lavoro di Helmut Lang sono i basici daywear, le cose che occorrono di più, e il fatto che qualsiasi altro pezzo fosse feticcio», ha proseguito Shayne Oliver. «Ho connesso il passato e il presente in questa prospettiva, riportando in vita quella vibrazione sensuale. Per farlo, ho prima creato tutti gli accessori e poi è saltato fuori il resto, così le T-shirt o una giacca diventano undergarment, intimo». Il cuore della collezione è nero. Pulsante di sensualità. Ogni singolo capo perde la destinazione d’uso originale per piegarsi alla volontà di Oliver. Il seno è coperto a malapena da brandelli di reggiseno decostruito, le gonne a vita alta zippate hanno code che implorano Helmut Lang o diventano sacchetti di seta in cui conservare gli oggetti del desiderio. Sono vampiri con la bocca scarlatta, issati su stiletto dal tacco doppio, che si coprono gli occhi dalla luce potente con una borsa in pelle arrotolata e stampata come un giornale che titola Helmut Lang, Uncommon action in a society of represse thought. A riassumere le azioni inconsuete in una società dai pensieri repressi architramate da Oliver.

Giudizio. Su una camicia si legge la dicitura HL index, come l’indice di un libro ma ancora di più come la prima pagina in linguaggio HTML. Perché è il canale digitale a cui Oliver con le sue valigette 24 ore di plastica enormi instagrammabili e le T-shirt che urlano Hel, come l’inferno del web, parla. E a conclusione di show, dopo dieci minuti di techno martellante parte la melodia di I have nothing di Whitney Houston, come a dare una mano di bianco su tutto, per deporre la matita e lasciare al successore carta bianca. (riproduzione riservata)