26 Settembre 2017

Ter et Bantine torna in scena dopo il buyback

I due fondatori del brand, Manuela Arcari e Davide Agus, attraverso la newco Arcari & co sono tornati in possesso dello storico marchio e delle etichette collegate, Hache e Avn. E ora, forte di un 2016 chiuso in corsa del 20% a 5 milioni di euro, si preparano a spingere sull’espansione worldwide.

di Alice Merli

Ter et Bantine torna in scena dopo il buyback
Un look Ter et Bantine

Dopo le ultime vicende legate al buyback dei fondatori, Ter et Bantine ritorna sotto i riflettori e lo fa partendo da Milano moda donna con una presentazione inserita nel calendario di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana che sancisce il come-back dello storico brand made in Italy. Il marchio con base a Granarolo (Faenza), fondato e disegnato da Manuela Arcari è infatti pronto a presentare le tappe della sua rinascita, iniziata un paio di anni fa (vedere MFF del 21 ottobre 2015), quando l’imprenditrice dopo 17 mesi di forzato addio è tornata alle redini, dando vita alla newco Arcari & co insieme al ceo David Agus, newco che oggi controlla anche i brand Hache e Avn. Il gruppo infatti ha rilevato dalla procedura concordataria l’attuale azienda di Ravenna, ex Gfm industria che produceva e distribuiva i brand Hache e Ter et Bantine, passati nel 2009 a Opera project partecipata all’80% da Opera Italia e, per il rimanente 20%, dai due manager rimossi dai loro rispettivi incarichi a maggio 2014. Oggi, forte del nuovo corso, il brand della società prevede di chiudere l’esercizio in corso con una crescita del 20% sui 5 milioni di euro di fatturato realizzati nel 2016. Il tutto svelando la collezione per la prossima hot season nelle atmosfere grunge del Garage Sanremo a Milano insieme alla proiezione di Misericordia, pellicola di Julian Klincewics che rende omaggio alla bellezza e alla fragilità delle donne. «L’idea era di fare una cosa diversa e di far lavorare giovani talenti. Il regista americano ha girato per noi questo film a Los Angeles, è una riflessione sulla crescita femminile e sul modo di affrontare la vita», ha spiegato a MFF Arcari. «Ho lavorato su una collezione diversa dalle scorse, basata su colori, sete e tessuti leggerissimi». In scena lo suit, il gilet bondage, la camicia da notte anni ’50 e tutto il mondo della lingerie. Il marchio oggi realizza il 65% del suo turnover all’estero grazie soprattutto alle vendite in Asia e America. E i progetti sono di dare ulterior eslancio all’export sostenendo, anche, il business tricolore. (riproduzione riservata)