27 Settembre 2017

Diorebel

Esprit artistico mixato a colore e lavorazioni couture. Maria Grazia Chiuri cita come icona le opere e i look di Niki de Saint Phalle con un mood che si muove tra Sixties e anni 70. Tra righe bold, maglieria iperlavorata, accenti sportivi e abiti ricamati come mosaici di specchi

Diorebel

Sono Miss Dior un po’ ribelli. Si muovono su una colonna dalle sonorità un po’ Sixties and Swinging. E portano nel cuore una missione bohemien. Perché Maria Grazia Chiuri ha scelto di proseguire nel suo discorso di esplorazione del mondo femminile e femminista, partendo da un nuova icona, l’artista Niki de Saint Phalle. «L’arte le aveva permesso di superare il dolore che aveva conosciuto durante la vita», ha spiegato a MFF la stessa Chiuri (vedere box a pagina II), citando il legame tra l’artista e Marc Bohan quando disegnava Dior, in quel periodo tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei Seventies, che viene citato nella collezione. E ad aprire lo show, non a caso è la top Sasha Pivorarova, icona tra gli altri di Steven Meisel, che è diventata lei stessa artista con i suoi disegni esposti nelle gallerie internazionali. A lei spetta il compito di indossare il look d’apertura, con quella T-shirt dal messaggio deciso e dalla finalità benefica per uno mostra che verrà aperta il prossimo anno. Con quei jeans morbidi e costruiti a pannelli, leggermente svasati. Si respira un’aria post rivoluzione sessuale. Libertà di indossare abiti con coulotte a vista, con body dallo scollo orizzontale e spalline logate che sono diventate un vero must, da portare con gonne trasparenti come piccoli tutù. Ricami e disegni citano le opere e i look Niki de Saint Phalle, la maglieria diventa couture, aleggia uno spirito sportivo. Da donna emancipata. In tute di pelle nera e in quelle nate da composizioni effetto biker. Che si spostano verso l’oro di un pigiama, i cristalli di un abito severo lungo fino ai piedi. Il lato naïf di disegni con dinosauri e scarabei, le righe orizzontali su maglie e calze parigine, un po’ mariniere un po’ picassiane. Ma anche un po’ french touch stile Brigitte Bardot e Juliette Greco che vanno nella Swinging London. Il desiderio di guardare avanti con il silver da space age. Fino a quel finale in una tavolozza vitaminica declinata su top e coulotte ricamate di paillette come mosaici di specchi.

Giudizio. Mirror Mirror, per citare l’allestimento dello show, una monumentale grotta con colpi di luce di frammenti di specchi. Ma qui non si cerca la più bella del reame. Maria Grazia Chiuri costruisce per Dior una collezione che mixa i suoi blockbuster con un nuovo tocco più sfacciato ed eclettico. Colorato, divertente. «Perché la moda deve essere anche gioiosa», ha spiegato la stilista. E soprattutto dichiara di non voler parlare a un’unica donna. Ma a tutto il mondo femminile, su cui s’interroga costantemente. Bel messaggio. (riproduzione riservata)