28 Settembre 2017

Claudia Schiffer, da super model a designer e produttrice di film. «La moda resta il mio mondo»

Dopo aver incantato Milano partecipando alla sfilata tributo a Gianni Versace, oggi presenterà a Parigi, da Colette, la sua collezione di make-up e il suo libro che celebra 30 anni di carriera. Che vede ora in pole position una linea di knitwear, di calze e la scarpe create in tandem con Aquazzura.

di Stefano Roncato (Parigi)

Claudia Schiffer, da super model a designer e produttrice di film. «La moda resta il mio mondo»

A piedi nudi. Con dei jeans aderenti e una felpa Fiorucci, marchio fenomeno tornato appena in auge. Quando si apre la porta della sua suite con vista mozzafiato, l’ossigeno non basta per incontrare lo sguardo di Claudia Schiffer, super uber model dell’era dell’edonismo, regina delle passerelle e amata dai fotografi internazionali. Di una bellezza che il tempo non ha scalfito, nonostante una carriera iniziata a 17 anni e arrivata adesso a tre decadi. Da festeggiare con il lancio del libro con il suo nome, edito da Rizzoli, dove compaiono le immagine iconiche di trent’anni di carriera. E di sogni, per il grande pubblico. Oggi a Parigi presenterà da Colette il suo libro e la sua nuova collezione di make-up, uno dei progetti che sta seguendo nella sua nuova vita. Quella da designer e imprenditrice. Tra una collezione di maglieria e di calze, fino alle nuove scarpe realizzate insieme ad Aquazzura, con la scatola coperta di nuvole, visto il suo sprannome, Claudy che suona come cloudy, in inglese, nuvoloso appunto. Ma non solo. Ha appena esordito come produttore esecutivo del film Kingsman-Il cerchio d’oro, film diretto dal marito Matthew Vaughn, con cui in Inghilterra condivide casa e ufficio. Nei giorni scorsi era a Milano, chez Versace. Book signing in negozio con Donatella Versace e un fashion moment. Il super mediatico tributo a Gianni Versace durante lo show, in un tableau vivant assieme a Naomi Campbell, Cindy Crawford, Carla Bruni ed Helena Christensen.

L’omaggio a Gianni Versace è diventato un fashion moment, con una reunion di super modelle…

Sì. E ci avevano detto di non dirlo a nessuno. Di rimanere in alberghi diversi, così non ci avrebbero visto insieme e capito. Ho accettato immediatamente. Perchè per esempio io non avevo più volute fare sfilate. Il mio ultimo show era l’addio a Yves Saint Laurent, forse 15 anni fa al Centre Pompidou. Ma quando Donatella ha detto, vengono tutti, è un momento speciale, è per ricordare Gianni… Perché se no, ora c’è una nuova generazione di modelle, guardo le sfilate dal mio posto.

Erano tutti molto emozionati. Anche voi?

Sì, soprattutto quando hai conosciuto Gianni. Molte persone piangevano ed è bello che lei continui a ricordarlo dopo vent’anni.

È appena uscito il suo libro per celebrare 30 anni di carriera. Come è stato realizzarlo?

Difficile. Ho lavorato su Pinterest con le mie foto preferite ma poi devi condensare il tutto. Ho usato le mie immagini favorite e allo stesso tempo, quei grandi scatti dove tutto era perfetto. Dalla fotografia alle luci, al trucco, al make up, allo styling. Dove tutto avesse un senso professionale.

Che sensazione riguardando le foto?

Ho dei ricordi incredibili. Sfortunatamente alcune non siamo riusciti a trovarle perché non si lavorava con il digitale. Alcuni fotografi ci hanno messo del tempo a trovare i negativi, altri non sono stati trovati. Ma pensavo che quello che doveva essere inserito erano gli special moments. Come la campagna La dolce vita per Valentino. O le immagini di Ellen Von Unwerth per Guess jeans...

Cosa aveva pensato mentre scattava dentro la Fontana di Trevi a Roma?

È stato incredibile. Sono Anita Ekberg, ho pensato. Perché c’erano migliaia di persone che ci guardavano e ci seguivano dovunque. Cantavano una canzone, come un inno calcistico, dove avevano messo il mio nome. Una volta finite lo shooting, era notte fonda e siamo andati a cenare a casa di Giancarlo (Giammetti, socio storico di Valentino, ndr). E sentivamo che la gente stava ancora cantando.

Quali altri shooting sono stati importanti?

Con Karl Lagerfeld as well. Ho fatto il mio primo show con Chanel e ho scattato tanto con lui, Chanel ma anche tanti giornali. È stato sempre di grande supporter, allora e oggi.

Lagerfeld diceva che lei stregava la macchina fotografica…

Davvero? Perché mi piace. Sono piuttosto timida ma quando sono su un set, truccata, pettinata e vestita, mi sento un’altra persone. E posso fare cose che normalmente non farei.

Com’è stato essere una delle super model?

Amazing. Ti sentivi una rockstar. E non c’era mai stato prima perchè la moda stava cambiando. Prima le sfilate erano sono per giornalisti e negozi. Poi improvvisamente sono arrivati gli show di Versace ed era come uno spettacolo teatrale. C’era un coreografo, creavamo momenti indimenticabili e le persone impazzivano. E tu guardavi il pubblico e vedevi che c’era Prince, che c’era Elthon John... Era tutto nuovo e insieme a tutta la cultura pop che stava arrivando, era un feeling incredibile. Avevamo tutti la security. Non un bodyguard ma quando andavi a una sfilata o a un photo shoot, il marchio per cui lavoravi ti creava un team perchè se no non riuscivi a entrare e uscire. Ho fatto sfilate in cui dovevi toglierti l’underwear. E spariva. Qualcuno lo rubava. Crazy ma anche divertente…

Ora sta facendo molte altre cose. Lanciando il make-up, lavorando sul una collezione di knitwear… Come si sente in questa veste?

Durante la mia carriera, ho ricevuto molte proposte incredibilmente lucrative. Ossia molti soldi solo per mettere il tuo nome su qualcosa e tu non hai più niente a che fare. Ti arriva l’assegno e finisce lì. Ma non l’ho mai volute fare perché ho sempre lavorato duro . E adesso voglio godermela e continuare a divertirmi nella moda. E per me la parte divertente è quella creative. Quindi faccio cose che voglio indossare, che amo, di cui sono fiera. Ho trovato dei partner che si occupa di produzione e distribuzione e io seguo il design e la promozione. Ho un mio team in ufficio ed è molto divertente. E quando arriva il prodotto è come Natale.

Perché ha scelto il make-up?

Riguarda sempre la moda. Indosso make up, cashmere, scarpe. È quello che mi piace e di buona qualità. Sto lentamente completando il mio look. Ho ancora molto da imparare, non sono esattamente questo amazing designer, ma ho imparato molto e cerco di mettere tutto nei miei prodotti. products.

E dopo le collezione hosiery, adesso ci sarà anche il lancio delle scarpe con Aquazzura...

Amo quel marchio. Quando ho incontrato Edgardo Osorio ho subito detto: «Sono una grande fan, possiamo fare qualcosa insieme?»

E il prossimo step?

Probabilmente più cose legate alla moda e al beauty. Forse un profumo. Forse perché non è ancora nei piani.

Intanto sta debuttando come executive producer del film Kingsman II, diretto da suo marito Matthew Vaughn con un cast stellare…

Tutti i suoi film sono molto stylish. E come nella moda, ci sono molti crossovers. Abbiamo lo stesso ufficio e gli stessi team. Ci permette di stare insieme ovviamente. È un bel modo di essere una famiglia normale. Quando ha scritto il copione for Kingsman-Il cerchio d’oro, c’era un beauty saloon con una beautician come robot. Mi disse: ti piacciono I robot, ti piace il beauty. Posso realizzare un viso come il tuo? Puoi dare la voce?

Quindi anche lei è nel film?

È una piccola parte. Sono chiaramente il robot cattivo. Ancora una volta è un crossover. E ha senso.

Meglio il cinema o la moda?

Mi sento meglio nel fashion world. È una sorta di seconda natura, mi sento a casa. Se mi metti da un’altra parte, non mi sento a mio agio.

Ma lei è la supermodel Claudia o Claudia Schiffer?

Sono sempre la ragazza timida. È divertente perché i miei amici mi conoscono come sono a casa. Tolgo il trucco, indosso jeans.

Nel tableau vivant del finale Versace, cosa pensava mentre stava in piedi assieme a Naomi?

Mi sentivo bene. Questo è il mio mondo, quello che conosciamo. Il mondo dove siamo cresciute. (riproduzione riservata)