30 Settembre 2017

Aspesi spinge sull’internazionale

Aspesi spinge sull’internazionale

Aspesi scrive nuove tappe nel suo processo di rilancio. Il marchio, recentemente rilevato al 90% dal fondo di private equity Armònia sgr (vedere MFF del 16 marzo), ha svelato la prossima stagione calda con una presentazione inserita per la prima volta nel calendario di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana, un’occasione per rafforzare la strategie future e il nuovo piano di crescita dalla vocazione internazionale. «Il nostro obiettivo principale è quello di dare continuità all’azienda senza stravolgere il suo Dna. Per questo siamo subito intervenuti sulla supply chain, pensando a collezioni come lifestyle con garanzie di consegna», ha sottolineato a MFF il ceo Fabio Gnocchi, con un passato da Etro e Brunello Cucinelli e chiamato a dare un nuovo twist al marchio. «La prima vera collezione simbolo di questo processo di rilancio sarà l’autunno-inverno 2018/19, aggiungeremo denim, pelle e accessori, per trasformare così il concetto di prodotto a quello più esteso di marchio, dimenticando quello che era un segmento venduto a linee. Il tutto sarà fatto con un’attenzione estrema alla qualità». Infine, sul fronte distributivo il marchio, che oggi può contare per il 50% sul mercato italiano e lo stesso sull’estero, punterà al presidio di Europa, Stati Uniti ed Estremo Oriente con in testa Corea e Giappone attraverso la spinta nel canale wholesale, con l’apertura di shop in shop in selezionati department store. «Per l’esercizio fiscale in corso prevediamo di crescere rispetto ai 42 milioni di euro di ricavi relativi al 2016, trainati dall’incremento a doppia cifra della spring-summer 2018», ha poi concluso il manager. (riproduzione riservata)Alice Merli

Continua lo sviluppo della camiceria femminile di Xacus. Ripreso da tre anni a questa parte, il progetto donna nel 2017 ha raggiunto un peso del 15% ed è destinato a crescere anche con il 2018. Come ha spiegato a MFF l’ad Paolo Xoccato. «Il lavoro che abbiamo fatto su questo progetto si sta rivelando vincente su tutti i mercati a partire da quello italiano, dove vogliamo raggiungere una distribuzione capillare come succede per le proposte maschili, ma anche in Europa con particolare attenzione da parte di Olanda, Belgio e Germania. Oggi questo segmento pesa il 15% ma già per il 2018 sarà il 20% e c’è da credere che la sua corsa non si esaurirà». Chiuso il 2016 con un fatturato di 21 milioni di euro, il 2017, che è previsto raggiungere i 23 milioni di euro, è un anno che vede grande impegno anche sul fronte digital. «L’e-commerce sta crescendo molto bene e stiamo lavorando per rendere l’esperienza ancora più efficace con il restyling del sito e una nuova release, che sarà operativa da febbraio 2018», ha concluso Xoccato. (riproduzione riservata) Barbara Rodeschini

Si rincorrono le voci sui pretendenti di Bally. Il marchio di lusso svizzero, acquisito nel 2008 da Labelux, il fondo della famiglia Benckinser ribattezzato Jab luxury nel 2014, si trova al centro delle speculazioni da quando la proprietà ha deciso di metterlo sul mercato per un valore di circa 600 milioni di euro. Un valore che rispecchia l’andamento della maison, di cui si stima un fatturato di 400 milioni di euro, che negli ultimi tre anni ha riorganizzato l’intero business raddoppiando l’Ebitda e triplicando il cashflow. In occasione dell’inaugurazione ufficiale a Milano del nuovo hub di viale Piave, 2.500 metri quadrati su tre piani dove sono concentrati lo studio creativo, marketing, merchandising e comunicazione mentre le attività di produzione, finance e Hr rimangono nella base svizzera di Caslano, Bally guarda al futuro con la serenità di chi ha ritrovato la sua dimensione ideale ed è tornato profittevole. «Abbiamo fatto un lavoro straordinario ed è normale che Jab Luxury adesso voglia rientrate dall’investimento », ha spiegato a MFF il ceo Frédéric de Narp, «oggi Bally è un’azienda solida e profittevole con il giusto posizionamento e con uno sviluppo creativo che coniuga modernità e heritage con un touch innovativo e seducente. Sulla stampa, si sono fatti nomi soprattutto asiatici... Ma la realtà è diversa, abbiamo ricevuto l’interesse da parte di grandi gruppi provenienti da tutti i continenti. Naturalmente non possiamo rivelare nulla ma è solo questione di tempo. I risultati della maison sono eccezionali, l’invernale ’17/18 ha visto un’importante crescita double digit di uomo e donna e la ss18 ha registrato la più alta performance wholesale degli ultimi dieci anni con un incremento del 20% e abbiamo raggiunto tutti i più importanti department store del pianeta». Attivo anche sul fronte retail, Bally potenzierà l’Asia con una nuova apertura nel 2018 al China world. «I nostri primi mercati oggi sono gli Usa, il Giappone e l’Ex Celeste impero che ha un grande margine di crescita e per questo l’inaugurazione di Pechino è studiata ad hoc», ha continuato de Narp. «Non solo, lo sviluppo passa anche per un’attenta visione creativa. Oggi la direzione è affidata allo studio interno, sotto la supervisione del nostro vice president of merchandising & fashion coordinator, Morad Tabrizi, non mancano iniziative speciali come il primo capitolo della collaborazione con Swizz Beatz, che si compone di una limited edition realizzata con l’artista spagnolo Ricardo Cavolo, ora è disponibile nelle boutique». (riproduzione riservata) Barbara Rodeschini