3 Ottobre 2017

L’Oréal porta il suo dream team sugli Champs-Élysées

Il colosso francese del beauty ha organizzato il primo show planetario di moda e cosmetica, aperto al pubblico, portando in passerella 50 top model-ambasciatrici da tutto il mondo e due icone legate a doppio filo con il brand: Helen Mirren e Jane Fonda. «Questo show è un omaggio a Parigi, che ci permette di rivendicare le nostre origini», ha spiegato a MFF Pierre-Emanuel Angeloglou, presidente di L’Oréal Paris.

di Silvia Manzoni (Parigi)

L’Oréal porta il suo dream team sugli Champs-Élysées
Nella foto, il finale del primo show di L’Oréal Paris sugli Champs-Elysées a Parigi

L’avenue più bella del mondo per ospitare lo show più incredibile di questa fashion week parigina, organizzata non da una maison di moda, ma dal leader mondiale della cosmetica, il gruppo L’Oréal Paris. Sugli Champs-Elysées, con lo sfondo dell’Arc de triomphe, 50 mannequin venute da tutto il mondo (per l’Italia, Bianca Balti), tutte del dream team del brand, vestite da 19 designers, si offrono un bagno di folla accompagnato da un tifo da stadio. Tra di loro, due superstar decisamente fuori dagli schemi, che hanno scatenato i più forti applausi: l’inglese Helen Mirren e l’americana Jane Fonda, la prima con un completo pantaloni di Ellery, la seconda con un fourreau tigrato di Balmain e gioielli Chopard. Intorno al podio, da un lato 650 invitati, tra mannequin, attrici e stilisti, dall’altro un pubblico di curiosi e di fans. «È il primo show planetario di moda e beauty: e pensare che abbiamo organizzato tutto in meno di quattro mesi», ha spiegato a MFF il presidente di L’Oréal Paris Pierre-Emanuel Angeloglou. «Abbiamo avuto subito l’adesione delle autorità anche perché condividevano il messaggio che volevamo trasmettere: un omaggio a Parigi, che ci permette di rivendicare le nostre origini».

Era importante che la sfilata fosse aperta al pubblico ?

Era necessario... Nel nostro Dna sono presenti due elementi: qualità e accessibilità. Proprio per questo era essenziale aprirsi al pubblico, come già avevamo fatto con il Festival di Cannes, e puntare su uno show aperto, seguito da una masterclass per insegnare come realizzare un look e mostrare che è alla portare di tutte.

Ma la sfilata è anche un messaggio sulla diversità, visto che le modelle rappresentano delle femminilità molto eterogenee in termini di colori, forme, età, origini...

Lo show è importante anche per ribadire che L’Oréal Paris concilia il messaggio di diversità con un’idea di parisian beauty. Penso che le persone cerchino in un brand una visione della bellezza, e Parigi può esprimerla al meglio in termini di eleganza, sofisticazione ma anche nella sua naturalezza. La donna parigina fa le sue scelte in grande libertà e in questo è un simbolo per tutte.

In che direzione si sta muovendo oggi L’Oréal?

Continuare a lavorare insistendo sull’autenticità e l’accessibilità, i nostri due pilastri. Ma anche incentivare la dimensione digitale, per noi centrale, insistendo sull’educazione, il veicolo ideale per trasmettere la nostra expertise.

Anche in termini di distribuzione?

Il make-up si vende molto bene online, si sta sviluppando con rapidità, soprattutto in Paesi come la Cina, ma è anche la categoria dove la qualità dell’esposizione nei negozi è più importante. Per questo l’off-line è fondamentale e lo resterà, il trucco è un acquisto motivato spesso dall’impulso e dal desiderio.

Ci saranno altre collaborazioni come quella con Balmain (vedere MFF del 29 settembre)?

Siamo molto orgogliosi di questa capsule. Olivier Rousteing (direttore creativo di Balmain e presente ieri allo show, ndr) sin dall’inizio si è impegnato molto, sia nella scelta dei colori che nel packaging. Un ottimo esempio di come vogliamo trasformare la marca, creando il desiderio. Non posso dire molto, ma è chiaro che stiamo progettando nuove partnership.

Quali sono i mercati prioritari ?

Il nostro primo mercato sono gli Usa. Il secondo la Cina, nella quale L’Oréal Paris è diventata la prima marca di bellezza e il potenziale resta ancora enorme. Poi c’è l’Europa e siamo convinti che non sia un mercato maturo, anzi, la vendita di cosmetici cresce ogni anno e pensiamo di poter fare anche meglio, con il trucco ad esempio che è uno dei settori più dinamici.

Quale direzione per il futuro?

Sono convinto che l’asse vincente della nostra marca, i cui risultati si rafforzano ogni anno, è l’ossessione per la qualità. In un mondo che offre tante possibilità è l’elemento che fa la differenza, assieme alla capacità di rispondere ai desideri, di creare un legame emozionale, di saper sorprendere. (riproduzione riservata)