4 Ottobre 2017

Il codice Vuitton

La maison di Lvmh sfila sotto il Louvre, nella sua parte medievale, nei fossati una volta attraversati dalla Senna. Per raccontare davanti alla Grande sfinge egizia, quel crash tra passato e futuro immaginato da Nicolas Ghesquière che mixa citazioni all’aristocrazia francese del XVIII secolo e una vena di sportswear hi-tech

di Stefano Roncato (Parigi)

Il codice Vuitton

Parigi. Louvre. La piramide di cristallo all’imbrunire. L’arrivo alla sfilata di Louis Vuitton fa subito venire alla mente le scene notturne de Il codice da Vinci. Ma si va in profondità, nel pavillon de l’Horloge, nella parte medievale del celebre museo parigino, dove sono state trovate tracce del palazzo costruito da Filippo Augusto nel 1190. E lì ha scelto di sfilare Nicolas Ghesquière, ai piedi della fortezza, nei fossati che una volta erano attraversati dalla Senna. Trasformando le sale dense di storia in una location dai tratti futuribili. Passerella di luce, sedute metalliche space, illuminazione con fari inseriti in dischi metallici, davanti alla Grande sfinge egizia. Che pone quel quesito che il designer vuole risolvere con la sua collezione. L’eternità, quel crash tra passato e futuro. Tra abiti dal sapore storico e graffi hi-tech soprattutto negli accessori. Tra citazioni all’aristocrazia francese del XVIII secolo e the now coolness. Broccati preziosi, marsine e gilet dalle tracce militari mescolati a quella vena sportswear che ne diventa il contraltare. Nelle righe orizzonati dalle tinte squillanti, in borse e zaini dalla mano tecnica e nei richiami al running, con pantaloncini da corsa in seta come coulotte. Con sneakers sempre presenti, dalle silhouette affusolate da galleria del vento. Forse nata da quella passione femminile per la corsa che è diventata un nuovo must. Il frac si porta con pant affusolati, la pelle nera intaglia abiti severi. Fino a quella maglietta con l’effige di Stranger things, la serie Tv americana che parla di extraterrestri. Quelli che si dicono abbiamo costruito le piramidi. Come quella di vetro sotto cui si sfila.

Giudizio. La ricerca di un punto d’incontro tra la storia e quello che verrà è sempre una delle cose che riesce meglio a Nicolas Ghesquière. Che in un sol colpo esplora più mondi. Quelli preziosi, quello di ricerca con una idea affilata e precisa. Con uno show che dimostra la grandeur della maison di Lvmh. Il colosso francese chiama e Parigi risponde, apre le sue porte, fa vivere location prestigiose. È uno scambio simbiotico totale e di accrescimento reciproco, tra moda e città. Sarebbe bello succedesse anche a Milano. (riproduzione riservata)